Le cose non accadono mai per caso.
Tanti anni fa, il 28 maggio 1980, a Milano, veniva ucciso dalle Brigate Rosse, il giornalista Walter Tobagi. Lavorava al Corriere della Sera. Lasciava la moglie Maristella e i figli Luca e Benedetta. All’omicidio partecipano Marco Barbone, Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano.
Ieri, 27 maggio 2008, un gruppo di coglioni, che si definiscono di destra e di sinistra, se le sono date di santa ragione fuori dall’Università La Sapienza, a Roma. Cosa avevano in mente questi facinorosi? Forse di emulare le gesta balorde della generazione sessantottina, che credeva di continuare la Guerra Civile tra partigiani e fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, una Guerra Civile che non si è mai spenta e che ha lasciato sul campo troppe vittime, e generazioni prive di padri, madri, figli e fratelli.
Il ‘68 non è stato l’origine di tutti i mali dell’Italia. Sono avvenute importanti conquiste civili e sociali, ma non dimentichiamo che il ‘68 ha distrutto l’autorità, della famiglia e dello Stato. Parlo di autorità nel senso migliore, quella che se manca, finisce per generare violenza, autoritarismo, dittatura, dolore.
L’Istat ci dice che tante famiglie non arrivano a fine mese. Sulle strade i pedoni continuano a morire investiti da balordi drogati e ubriachi. Ci avranno mai pensato i ragazzi che si prendevano a mazzate ieri? Avranno mai rivolto un pensiero alla loro città, afflitta da tanto degrado, che mobilita sempre più cittadini sui blog e nella vita di tutti i giorni?
Tobagi, a proposito dei brigatisti scriveva “Non sono samurai invincibili”. Oggi, se fosse ancora vivo, penso che scriverebbe qualcosa come “Sono solo degli idioti irriducibili”.