La Camorra, l’Esquilino, e Poi?

Luglio 24, 2008

L’operazione dei carabinieri della Dia ha scoperchiato il pozzo nero che si nascondeva dietro ai mille negozi e magazzini dei cinesi, scoprendo quello che gli abitanti del rione avevano sempre sospettato. Le attività commerciali non erano che paraventi per qualcosa di molto più grosso e sporco, e dietro a tutto questo c’era anche la camorra del clan Giuliano. Non deve sorprendere, visto che la mafia ha da sempre cercato di allungare i suoi tentacoli nel Lazio: Nettuno ha avuto il suo consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose ed è dell’anno scorso la denuncia del segretario dei Radicali Rita Bernardini sulle attività camorristiche dei clan a Roma, denuncia subito messa a tacere dai soliti struzzi quaquaraquà.

Quello che colpisce è che nei passati quindici anni si sia sviluppato un sottobosco di delinquenza, nell’indifferenza delle istituzioni, e nella crescita di insicurezza degli abitanti.

L’Esquilino è stato spesso descritto dall’amministrazione comunale, e anche da troppa stampa compiacente, come il parco giochi della tolleranza e del multiculturalismo, parole, specie l’ultima, che mi provocano l’orticaria. Invece, col passare del tempo diventava sempre più difficile fare la spesa, dato il proliferare dei negozi cinesi, e la cacciata dei commercianti italiani.

I cinesi certo, ma anche tutti gli altri. Africani, bengalesi, indiani, pakistani, stranieri di ogni nazionalità impegnati a radunarsi ai crocicchi delle strade, a ciondolare, a vivere di espedienti, a essere terreno di coltura per la crimnalità organizzata, che così non si sporca le mani. Troppi stranieri senza arte né parte, che per forza di cose devono sopravvivere di espedienti, e questo deve far riflettere i fautori del buonismo e dell’accoglienza a oltranza, compresa troppa pretaglia compiacente.

Italiani conniventi che affittano case strapiene, cercano manodopera a bassissimo costo, in nero, vecchie forme di schiavitù tornate in voga. Chi ha visto il bel film Luce dei miei occhi (2001) di Giuseppe Piccioni, ambientato proprio a Piazza Vittorio, sa di cosa sto parlando.

Come vedete le colpe sono equamente distribuite. L’Esquilino non è ancora l’inferno, e non lo diventerà se l’amministrazione del I Municipio e di Roma deciderà di aprire gli occhi, e a dare una mano a quelli, italiani e stranieri che amano il loro quartiere.

Quanto ai boss della camorra, vogliamo vederli dietro le sbarre, in regime di 41 bis.