Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.
L’Italia e gli Italiani non saranno mai grati abbastanza a Filippo Tommaso Marinetti. Il 20 febbraio 1909, Marinetti pubblicava sul quotidiano francese “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo, il solo movimento innovatore italiano.
Un secolo dopo, l’Italia arranca. Mentre il mondo corre, noi perdiamo tempo a non decidere sul nucleare, sulle staminali, sulla Tav, sul testamento biologico, sulla ricerca, sull’immondizia, sui rigassificatori, sulla televisione, sui trasporti, ostaggi di predicatori, ciarlatani e qualunquisti e prima ancora del vecchiume che marcisce insieme a noi.
Roma è la degna Capitale di questo paese. Una città che in sessantanni non ha saputo dotarsi di una rete di metropolitana adeguata, che ha quasi del tutto smatellato la rete tranviaria più grande d’Europa, che vive nella contemplazione delle sue rovine, come se fossero il simbolo della città, che permette che le mura delle sue case siano deturpate da orrendi scarabocchi.
Roma è i suoi abitanti, non è il Colosseo. Se gli abitanti sono morti dentro, Roma non è altro che un gigantesco sepolcro. Se Marinetti vivesse ai nostri giorni, aprirebbe un blog, e da quelle pagine, ne sono certo, continuerebbe a spronare gli Italiani a inseguire il futuro, come fece allora.
Giugno 24, 2009 alle 12:09 pm
Cari ragazzi, vedo che questo polemico articolo è molto frequentato, in occasione dell’Esame di Maturità.
Se dovesse proprio capitare il tema sul Futurismo e su Marinetti, lasciatevi prendere dalla stessa sua passione, e non abbiate timore di esprimere le vostre idee. L’Italia ha bisogno di menti giovani, desiderose di osare.
In culo alla balena!