Le Tranvie Mai Realizzate a Roma – Seconda Parte

Luglio 24, 2009

Tram del Caravaggio

Il tram del Caravaggio, dall’omonimo piazzale a Tor Marancia, avrebbe riportato il tram alla Garbatella e, per la prima volta, sulla Cristoforo Colombo. Con partenza da Piramide, il tram avrebbe percorso viale Ostiense fino ai Mercati Generali, svoltato per la Circonvallazione Ostiense, percorrendo un nuovo ponte che avrebbe scavalcato i binari di metro B e Roma – Lido (il ponte è ora in costruzione, ma per le sole macchine), raggiunto e attraversato la Colombo, sceso per via di Tor Marancia e sarebbe arrivato in piazzale Caravaggio. Era anche previsto un prolungamento fino a Tre Fontane.

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Non se ne è fatto nulla, a causa della protesta dei residenti, più preoccupati per gli alberi da tagliare, che per i vantaggi che questo collegamento avrebbe portato. Ancora una volta avremmo potuto avere una linea tranviaria con autobus afferenti, e avremmo potuto estendere il tram anche sull’Ostiense fino a San Paolo. La strada infatti è già predisposta, lì già passava il tram, poi soppresso.

E Dio solo lo sa quanto ci sarebbe bisogno di un tram sull’Ostiense, soprattutto ora che sono iniziati i lavori per la Città dei Giovani di Rem Koolhaas, che sorgerà al posto dei Mercati Generali. Un ottimo aiuto alla metro B.

Visto che ci leggono anche su quel forum di matti di SkyscraperCity, aggiungo i collegamenti relativi alle discussioni sulla Città dei Giovani di Rem Koolhass e sul cavalcavia dell’Ostiense:

Tranvia Saxa Rubra – Laurentina

1954: Le nuove direzionalità. Era il primo abbozzo dello SDO, il Sistema Direzionale Orientale, opera mai realizzata. Già di parlava di metro D, che aveva un tracciato diverso da quella ora in gara.

1962: con il PRG, Piano Regolatore Generale, viene previsto il corridoio della mobilità Fidene – Cinecittà, con relativa tranvia. In un’ottica futura, quella tranvia avrebbe collegato la FR1 a Fidene, la metro B a Ponte Mammolo, la FR2 al Quarticciolo (viale Palmiro Togliatti), la ferrovia Roma – Pantano (ora Roma – Giardinetti, per i lavori della metro C), la metro A a Subaugusta. Era prevista anche un’ulteriore prosecuzione che avrebbe raggiunto il capolinea della metro B a Laurentina.

Quest’opera avrebbe creato una linea tangenziale da Nord Est a Sud Est, mettendo in comunicazione Tuscolana e Laurentina, evitando a molti pendolari di raggiungere la Stazione Termini per fare il cambio tra metro A e B.

1997: negli studi di fattibilità, l’Atac lodava la tranvia, che avrebbe avuto un effetto positivo nelle zone che avrebbe attraversato. Questa linea avrebbe dovuto collegare la stazione della metro B Ponte Mammolo con la stazione della metro A Cinecittà, percorrendo viale Palmiro Togliatti. Un’opera utile, che avrebbe fatto da collegamento tra due importanti snodi cittadini, e che sarebbe passata in sede del tutto protetta, sfruttando la corsia centrale della Togliatti, e che avrebbe incontrato a metà strada un altro tram, il 14, che sulla Togliatti ha il capolinea, proveniente da via Prenestina.

2006: una petizione popolare firmata da diecimila cittadini torna a chiedere la tranvia da Saxa Rubra a Cinecittà. Viene invece realizzato quello che è diventato famoso come il Corridoio dell’Immobilità, da Ponte Mammolo a Cinecittà, passando lungo la Togliatti. Doveva essere, a discapito del nome altisonante una semplice corsia preferenziale per autobus (non sia mai il tram!). Buon senso avrebbe voluto che la corsia fosse fatta al centro della sede stradale, con parcheggi a lato. Via i pochi alberi asfissiati dal traffico e fanculo all’inutile pista ciclabile sulla Togliatti trafficata. Invece no! Pista ciclabile al centro, ridotta spesso a un colabrodo, corsia preferenziale a lato, con restringimento della carreggiata e felicità di automobilisti e residenti. E poi dicono che la gente odia il trasporto pubblico.

Questo è quello che rimane dei lavori incompiuti all’altezza del Centro Carni di Tor Sapienza, dove tra l’altro avrebbe dovuto essere realizzato un deposito tranviario. Sembra che finalmente si siano decisi a rivedere quello scempio, dopo ben dodici milioni di euro buttati. Poveri soldi nostri!

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Signori, in 55 anni, Roma non è riuscita dotarsi di una metropolitana, né di una tranvia e neppure di una cazzo di corsia preferenziale fatta come Dio comanda!

La Rete Oggi

Rete è una parola grossa per i tram di Roma. I tram 5 e 14 avranno presto, dopo un anno e più di lavori e cantieri dove si è lavorato un giorno sì e dieci no, un nuovo capolinea davanti alla Stazione Termini. Si spera che il passaggio su via Cavour sia protetto dalle macchine o avremo il tram costretto a passare in un budello di macchine. L’8 continua a passare da Casaletto ad Argentina: visti i chiari di luna, meglio accontentarsi. Il 19, la linea più lunga della Capitale compie ancora il suo lungo giro da Gerani a Risorgimento, anche se spesso è limitata per lavori a Mancini o Flaminio. A fine luglio inizieranno i lavori per smantellare l’anello del 2 a piazzale Flaminio, trasformando il capolinea come a largo Argentina. La chiamano riqualificazione, per me è un’immensa cazzata, che porterà a dodici mesi (sulla carta, data la nota solerzia dei lavori) di disagi per gli utenti, su una linea protetta che funzionava benissimo. Il 3 è il metro di paragone dell’agonia dei tram romani: dal 2005 è esercitato come autobus per continui lavori, sostituzioni di binari (opera inutile se poi non torna il tram grover) e mancanza di vetture. Tuttavia i lunghi Cityway I e II stanno cominciando a ritornare a Roma, dopo le riparazioni stabilite nell’accordo con l’Alstom, quindi speriamo entro un paio d’anni di riavere il parco vetture completo.

Futuro

Mi rendo che dopo tutto quello che ho scritto, parlare di progetti tranviari a Roma è degno di Tafazzi o della dirigenza del PD, fate voi.

Si continua a parlare dell’8 a Termini e si vorrebbe collegarlo al nuovo capolinea del 5 e del 14. Possono dire quello che vogliono, ma quello manca è la volontà politica di rischiare e di fare, il resto viene di conseguenza.

A me piacerebbe vedere la Circolare. Per ragioni anagrafiche faccio parte di quelli che non hanno mai visto la Circolare Esterna (rossa), figuriamoci quella Interna (nera). Basterebbe collegare largo Argentina con piazza Risorgimento, basterebbero i binari della TVA e una deviazione verso Borgo. La Circolare farebbe contenti molti romani nostalgici, più in là con gli anni, e dei turisti, che potrebbero girare tutta la Capitale a bordo di un mezzo caratteritico come il tram. Consultate, a proposito, questo spassoso articolo del Corriere della Sera del 9 giugno 1995, da leggere sferragliando grover. Sarebbe bello portare il tram fino a San Paolo sull’Ostiense, su viale Marconi e perfino sulla Tiburtina, nella corsia centrale, oggi percorsa dai bus.

Sfruttando i binari esistenti, ora che la linea verrà sospesa, si potrebbe istituire la promessa linea 7, che colleghi piazza Mancini a piazza Risorgimento. Una buona di qualche anno fa, che a me piacerebbe riguardasse anche il capolinea di Thorwaldsen: chi arriva lì e vuole proseguire verso Flaminio deve aspettare per forza il 19. Con questa circolare i collegamenti potrebbero essere più agevoli.

Nel 2013 la metro C arriverà a San Giovanni e ciò comporterà un’ulteriore carico di passeggeri per la già gravata metro A. Per alleviare il probabile collasso, in attesa dell’intersezione con la stazione Colosseo della metro B, che inizierà a dividere i flussi per il Centro, sarebbe opportuno stabilire una linea Porta Maggiore – San Giovanni – via Emanuele Filiberto – piazza Vittorio – Stazione Termini che aiuti la metro A a trasportare i passeggeri verso la stazione. In questo modo si userebbe i binari di raccordo in via Emanuele Filiberto, già usati durante i lavori del 3.

Conclusioni

Il prezzo del non fare, del non decidere, di piegarsi sempre e comunque ai mettinculo di turno (residenti, commercianti, tassisti, palazzinari, papponi locali), si paga. E’ inutile girarci intorno: Roma ha perso quindici anni per dotarsi di un trasporto pubblico su ferro degno di questo nome. Nel prossimo decennio però ne vedremo delle belle, e non è un modo di dire.

La metro C è in costruzione. La B1 è in costruzione e speriamo che arrivi fino alla Bufalotta, dopo essere arrivata a Jonio. Al luglio 2009 sia la B2 sia la metro D sono in gara per assegnare il progetto esecutivo. Inoltre sono iniziati i lavori di adeguamento del Nodo di Termini, con la costruzione di accessi più immediati e sicuri alle metro A e B.

Nel 2011 cominceranno ad aprire le prime tratte della metro C e della B1. Nel 2013 ci saranno le elezioni per il Sindaco di Roma. Le opere pubbliche sono di chi le inaugura e poco importa se le ha iniziate qualcun altro. Tra l’altro, portarle avanti, trovando i soldi necessari è impegno altrettanto meritorio. Mi auguravo che il Sindaco Alemanno portasse avanti i progetti delle metropolitane e così è stato, dopo qualche tentennamento iniziale. Chi apre una metro a Roma passa alla Storia gar, se poi si riesce a fare pure una tranvia tra quelle di cui abbiamo parlato, tanto meglio.

Vista la popolarità di questi due articoli di erudizione tranviaria, vi segnalo le discussioni romane, dal forum SkyScrapercity: cercate in particolare le discussioni su Roma, sulla Metropolitana e sul Trasporto Pubblico.

Detto questo, vi lascio con questo movimentato inseguimento tranviario dall’anime Michiko to Hatchin (Michiko e Hatchin), al ritmo di musica brasiliana, in una città dove i tram funzionano e sono puntuali.


Le Tranvie Mai Realizzate a Roma – Prima Parte

Luglio 22, 2009

La chiamavano Cura del Ferro: la costruzione di nuove metropolitane, ferrovie urbane e tranvie avrebbe dovuto migliorare il trasporto pubblico di Roma, diminuendone il traffico. Era uno dei cavalli di battaglia del duo Rutelli-Veltroni. In quindici anni, anno più, anno meno, sono state realizzate 5 (cinque) fermate della Metro A e un aborto di tranvia, l’8 da Casaletto a largo Argentina.

Potremmo parlare delle stazioni ferroviarie mai utilizzate e lasciate abbandonate o dei cantieri della Metro C che hanno aperto solo nel 2007 (“Per il metro’ C resta poco tempo”, Corriere della Sera del 15 aprile 1996!! grover, uno dei tanti articoli pieni di cazzate sulla metro C), ma vogliamo occuparci solo delle tranvie mai costruite. Gli annunci di nuove linee di tram si sono susseguiti alla stessa velocità con cui finivano nel dimenticatoio. In attesa delle future metropolitane, le tranvie mai realizzate avrebbero arrecato un po’ di sollievo in alcune zone della città, senza contare i benefici per il turismo.

Linea 8: Termini – Casaletto

L’8 così com’era stato progettato avrebbe riportato il tram in Centro, lungo via Nazionale e fino alla Stazione Termini, dopo 68 anni di lontananza, dal 1930, per la Riforma Tranviaria. Nel 1998 viene inaugurata la tratta da Casaletto a largo Argentina, con l’auspicio che avesse potuto arrivare alla Stazione Termini a breve. Sono passati undici anni e il tram 8 ferma ancora al capolinea “provvisorio” davanti al Teatro Argentina. (In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio, Giuseppe Prezzolini  maestro).

A ben vedere, la costruzione della tranvia era stata accompagnata da polemiche politiche (come ti sbagli!) e decisioni discutibili. Sparizioni di linee autobus che avrebbero potuto accompagnarsi al tram; abolizione del 13, la linea che da largo Preneste portava fino a piazza San Giovanni di Dio e la promessa di fare 17 fermate in 18 minuti lolz. Senza contare poi l’utilizzo di vetture, i Cityway I e soprattutto i Cityway II, che mal si adattano alle salite romane, e alle foglie di platano che non vengono mai spazzate via dai binari.

Partiamo dall’altra estremità della linea: il capolinea a Casaletto, che sorge su uno strapiombo al termine della Circonvallazione Gianicolense. Nel 2001 c’è stato un grave incidente: un tram non si è fermato ed è precipitato, con 27 feriti. Sarebbe bastato poco per portare la linea fino a via di Bravetta, lungo via Silvestri, una soluzione più comoda e più sicura per gli utenti. Scendiamo più giù, a piazza San Giovanni di Dio, antico capolinea del 13. Da dieci anni, voci ricorrenti parlano di una urgente grover risistemazione del mercato che sta sulla piazza. In questo malaugurato caso l’8 verrebbe limitato a largo Ravizza. Non sentiamo il bisogno di questo ulteriore scempio. Dopo aver percorso viale Trastevere, arriviamo a largo Argentina. Ci chiediamo che senso ha un capolinea davanti a uno dei teatri più belli di Roma. Se lo chiedono anche i turisti, che in quella zona abbondano.

Sono passati undici anni e tre sindaci, Rutelli, Veltroni e Alemanno. Il primo aveva perfino poteri speciali per il Giubileo del 2000. In undici anni, in un paese del Terzo Mondo s’inaugurano tre o quattro linee di metropolitana. A Roma non sono riusciti a portare il tram da largo Argentina a Termini, distanza 2,5 (due virgola cinque) km.

Abbiamo assistito a veti della Sovrintendenza sull’antistorico tram a via Nazionale, sui cavi di alimentazione che deturperebbero i palazzi, dimenticando che via Nazionale è nata col tram, che l’ha percorsa fino al 31 dicembre 1929. Abbiamo sentito scuse che parlavano delle due curve in salita di via IV Novembre, dimenticando che a Roma i tram passano da ottant’anni per via Aldrovandi, dove la pendenza e le curve sono anche maggiori. Niente, si continua a preferire la strada trafficata, usata come via di scorrimento per macchine e autobus.

Abbiamo letto varie proposte, tra cui quella di far passare il tram per via Cavour, proveniente da via dei Fori Imperiali. E ci sembra ancora più strano che la Sovrintendenza conceda i Fori se si era opposta a via Nazionale.

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Mi sembra buona questa proposta dell’Ing. Formigari, che propone un percorso alternativo, sempre su via Cavour, ma passando da tutt’altra parte: “Ripristino del binario su via Nicola Salvi, via degli Annibaldi, via Cavour, via Giovanni Lanza, largo Brancaccio fino a raggiungere piazza Vittorio e intradamento di una linea tramviaria (non necessariamente dell’8 che potrebbe restare a piazza Argentina) da via del Casaletto a viale di Trastevere e poi fino al Colosseo e alla stazione.”.

Ci pare una proposta sensata, perché ha il merito di non passare né su via Nazionale né su via dei Fori Imperiali, tuttavia bisogna ricordare la situazione incresciosa in cui versa via Cavour: doppia fila imperante su entrambi i lati, bus turistici che creano problemi a non finire (vietati, vietatissimi, secondo le ultime grida!), cafonaggine generale.

Le soluzioni per via Cavour per me sono tre:

  • Mettersi in testa che soltanto con un controllo ferreo delle strade, via le doppie file e i bus turistici, si può far passare il tram in sicurezza per le strette strade del Centro.
  • Dotare i Cityway di cannoncini gar e stabilire un punteggio per ogni auto, Suv, bus turistico fatto saltare in aria samuel. E’ la soluzione che preferisco, più violenta e gratificante, per citare il Sommo Zotnam (PKNA, bei tempi quelli!grover) .
  • Smetterla di racontar cazzate e dire chiaramente che si vuole il Centro invaso dalle macchine e che le strade come via Cavour, via Nazionale e Corso Vittorio sono e resteranno sempre strade di scorrimento per cafoni motorizzati.

TVA: Termini – Vaticano – Aurelio

Il tram 8 fino a Termini sarebbe stato propedeutico alla TVA.

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La linea TVA, Termini-Vaticano-Aurelio era un progetto complementare a quello dell’8. Quest’ultimo, prolungato fino alla Stazione Termini sarebbe stasto l’inizio della linea, che avrebbe transitato per via Nazionale, piazza Venezia, Largo Argentina, Corso Vittorio, Mura Vaticane vicino a Porta Cavalleggeri, via Gregorio VII, Circonvallazione Aurelia, piazza Irnerio, Circonvallazione Cornelia, con capolinea a piazza dei Giureconsulti. Una bella linea tranviaria, non c’è dubbio gar. E’ certo invece che anche questa è rimasta sulla carta.

Se la TVA e l’8 fossero state realizzate, avremmo avuto un po’ di sollievo per l’affollata metro A, con un’alternativa valida nel tratto Termini – Ottaviano, in attesa della Metro C, e anche nel tratto successivo fino a Cornelia, dove piazza dei Giureconsulti era stata attrezzata per ospitare il capolinea del tram. Senza contare le vie larghe, con il tram che avrebbe circolato in una comoda corsia preferenziale.

Certo, due nuove linee di tram non s’improvvisano. In una città che pensa al futuro sarebbero state una sfida da raccogliere con entusiasmo. Avremmo dovuto acquistare nuovi tram, per mantenere la frequenza delle corse costante; predisporre un nuovo deposito adatto, in modo da fornire supporto logistico ai mezzi, senza costringerli ad attraversare mezza Roma per entrare in servizio; regolare i percorsi degli autobus: abolire le linee che si sovrappongono al tram, lasciando quelle che fanno altri percorsi, in modo da redistribuire i flussi dei passeggeri; studiare le coincidenze con le fermate della metro: a piazza Venezia, Chiesa Nuova e a via della Conciliazione arriverà la Metro C (a Venezia speriamo anche la D).

Addirittura, legato al progetto della TVA, c’era anche una deviazione verso piazza Risorgimento, che avrebbe incontrato i binari del 19, restituendo a Roma la Circolare che manca dal 1975. Avrebbe fatto la felicità di molti romani e di molti turisti. Bisognerà pur darlo un buon motivo per tornare a Roma, una città dove l’italica genìa di chiagni e futti evasori fiscali, ben rappresentata da tassisti e ristoratori, gioca a chi è più bravo a fottere il portafogli al turista straniero di turno.

“Liberemo il Centro dalle macchine”, ci hanno ripetuto per anni come un mantra. Le automobili, e gli autobus, non spariscono con la bacchetta magica: bisogna iniziare dall’oggi per poter raccogliere frutti futuri. Portare un gran flusso di passeggeri verso il Centro con la metro, con poche fermate; trasportarli in modo più capillare col tram e poi con autobus elettrici. Non è una colpa separare i flussi di viaggiatori maestro. E naturalmente costruire parcheggi, per mettere le auto sotto terra, come si fa nel mondo civile.

Non so se con queste parole sarò riuscito a convincere chi ancora blatera contro il tram a via Nazionale, e perfino contro la fermata della Metro C a piazza Venezia, ma perlomeno avrà di che riflettere.

Vista la popolarità di questi due articoli di erudizione tranviaria, vi segnalo le discussioni romane, dal forum SkyScrapercity: cercate in particolare le discussioni su Roma, sulla Metropolitana e sul Trasporto Pubblico.

Direi che per ora può bastare. Per un altro po’ ancora, alla prossima.


Sciopero Contro il Decreto Alfano

Luglio 14, 2009

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No al Decreto Alfano, che imbavaglia la Rete! grover


14 Luglio: Sciopero dei Blog contro il Decreto Alfano

Luglio 6, 2009

logobavaglioNetwork

Riporto dalla pagina di Diritto alla Rete. L’appello è opera di Alessandro Gilioli, Guido Scorza e Enzo Di Frenna.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.

Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto.

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.