La chiamavano Cura del Ferro: la costruzione di nuove metropolitane, ferrovie urbane e tranvie avrebbe dovuto migliorare il trasporto pubblico di Roma, diminuendone il traffico. Era uno dei cavalli di battaglia del duo Rutelli-Veltroni. In quindici anni, anno più, anno meno, sono state realizzate 5 (cinque) fermate della Metro A e un aborto di tranvia, l’8 da Casaletto a largo Argentina.
Potremmo parlare delle stazioni ferroviarie mai utilizzate e lasciate abbandonate o dei cantieri della Metro C che hanno aperto solo nel 2007 (“Per il metro’ C resta poco tempo”, Corriere della Sera del 15 aprile 1996!!
, uno dei tanti articoli pieni di cazzate sulla metro C), ma vogliamo occuparci solo delle tranvie mai costruite. Gli annunci di nuove linee di tram si sono susseguiti alla stessa velocità con cui finivano nel dimenticatoio. In attesa delle future metropolitane, le tranvie mai realizzate avrebbero arrecato un po’ di sollievo in alcune zone della città, senza contare i benefici per il turismo.
Linea 8: Termini – Casaletto
L’8 così com’era stato progettato avrebbe riportato il tram in Centro, lungo via Nazionale e fino alla Stazione Termini, dopo 68 anni di lontananza, dal 1930, per la Riforma Tranviaria. Nel 1998 viene inaugurata la tratta da Casaletto a largo Argentina, con l’auspicio che avesse potuto arrivare alla Stazione Termini a breve. Sono passati undici anni e il tram 8 ferma ancora al capolinea “provvisorio” davanti al Teatro Argentina. (In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio, Giuseppe Prezzolini
).
A ben vedere, la costruzione della tranvia era stata accompagnata da polemiche politiche (come ti sbagli!) e decisioni discutibili. Sparizioni di linee autobus che avrebbero potuto accompagnarsi al tram; abolizione del 13, la linea che da largo Preneste portava fino a piazza San Giovanni di Dio e la promessa di fare 17 fermate in 18 minuti
. Senza contare poi l’utilizzo di vetture, i Cityway I e soprattutto i Cityway II, che mal si adattano alle salite romane, e alle foglie di platano che non vengono mai spazzate via dai binari.
Partiamo dall’altra estremità della linea: il capolinea a Casaletto, che sorge su uno strapiombo al termine della Circonvallazione Gianicolense. Nel 2001 c’è stato un grave incidente: un tram non si è fermato ed è precipitato, con 27 feriti. Sarebbe bastato poco per portare la linea fino a via di Bravetta, lungo via Silvestri, una soluzione più comoda e più sicura per gli utenti. Scendiamo più giù, a piazza San Giovanni di Dio, antico capolinea del 13. Da dieci anni, voci ricorrenti parlano di una urgente
risistemazione del mercato che sta sulla piazza. In questo malaugurato caso l’8 verrebbe limitato a largo Ravizza. Non sentiamo il bisogno di questo ulteriore scempio. Dopo aver percorso viale Trastevere, arriviamo a largo Argentina. Ci chiediamo che senso ha un capolinea davanti a uno dei teatri più belli di Roma. Se lo chiedono anche i turisti, che in quella zona abbondano.
Sono passati undici anni e tre sindaci, Rutelli, Veltroni e Alemanno. Il primo aveva perfino poteri speciali per il Giubileo del 2000. In undici anni, in un paese del Terzo Mondo s’inaugurano tre o quattro linee di metropolitana. A Roma non sono riusciti a portare il tram da largo Argentina a Termini, distanza 2,5 (due virgola cinque) km.
Abbiamo assistito a veti della Sovrintendenza sull’antistorico tram a via Nazionale, sui cavi di alimentazione che deturperebbero i palazzi, dimenticando che via Nazionale è nata col tram, che l’ha percorsa fino al 31 dicembre 1929. Abbiamo sentito scuse che parlavano delle due curve in salita di via IV Novembre, dimenticando che a Roma i tram passano da ottant’anni per via Aldrovandi, dove la pendenza e le curve sono anche maggiori. Niente, si continua a preferire la strada trafficata, usata come via di scorrimento per macchine e autobus.
Abbiamo letto varie proposte, tra cui quella di far passare il tram per via Cavour, proveniente da via dei Fori Imperiali. E ci sembra ancora più strano che la Sovrintendenza conceda i Fori se si era opposta a via Nazionale.
Mi sembra buona questa proposta dell’Ing. Formigari, che propone un percorso alternativo, sempre su via Cavour, ma passando da tutt’altra parte: “Ripristino del binario su via Nicola Salvi, via degli Annibaldi, via Cavour, via Giovanni Lanza, largo Brancaccio fino a raggiungere piazza Vittorio e intradamento di una linea tramviaria (non necessariamente dell’8 che potrebbe restare a piazza Argentina) da via del Casaletto a viale di Trastevere e poi fino al Colosseo e alla stazione.”.
Ci pare una proposta sensata, perché ha il merito di non passare né su via Nazionale né su via dei Fori Imperiali, tuttavia bisogna ricordare la situazione incresciosa in cui versa via Cavour: doppia fila imperante su entrambi i lati, bus turistici che creano problemi a non finire (vietati, vietatissimi, secondo le ultime grida!), cafonaggine generale.
Le soluzioni per via Cavour per me sono tre:
- Mettersi in testa che soltanto con un controllo ferreo delle strade, via le doppie file e i bus turistici, si può far passare il tram in sicurezza per le strette strade del Centro.
- Dotare i Cityway di cannoncini
e stabilire un punteggio per ogni auto, Suv, bus turistico fatto saltare in aria
. E’ la soluzione che preferisco, più violenta e gratificante, per citare il Sommo Zotnam (PKNA, bei tempi quelli!
) . - Smetterla di racontar cazzate e dire chiaramente che si vuole il Centro invaso dalle macchine e che le strade come via Cavour, via Nazionale e Corso Vittorio sono e resteranno sempre strade di scorrimento per cafoni motorizzati.
TVA: Termini – Vaticano – Aurelio
Il tram 8 fino a Termini sarebbe stato propedeutico alla TVA.
La linea TVA, Termini-Vaticano-Aurelio era un progetto complementare a quello dell’8. Quest’ultimo, prolungato fino alla Stazione Termini sarebbe stasto l’inizio della linea, che avrebbe transitato per via Nazionale, piazza Venezia, Largo Argentina, Corso Vittorio, Mura Vaticane vicino a Porta Cavalleggeri, via Gregorio VII, Circonvallazione Aurelia, piazza Irnerio, Circonvallazione Cornelia, con capolinea a piazza dei Giureconsulti. Una bella linea tranviaria, non c’è dubbio
. E’ certo invece che anche questa è rimasta sulla carta.
Se la TVA e l’8 fossero state realizzate, avremmo avuto un po’ di sollievo per l’affollata metro A, con un’alternativa valida nel tratto Termini – Ottaviano, in attesa della Metro C, e anche nel tratto successivo fino a Cornelia, dove piazza dei Giureconsulti era stata attrezzata per ospitare il capolinea del tram. Senza contare le vie larghe, con il tram che avrebbe circolato in una comoda corsia preferenziale.
Certo, due nuove linee di tram non s’improvvisano. In una città che pensa al futuro sarebbero state una sfida da raccogliere con entusiasmo. Avremmo dovuto acquistare nuovi tram, per mantenere la frequenza delle corse costante; predisporre un nuovo deposito adatto, in modo da fornire supporto logistico ai mezzi, senza costringerli ad attraversare mezza Roma per entrare in servizio; regolare i percorsi degli autobus: abolire le linee che si sovrappongono al tram, lasciando quelle che fanno altri percorsi, in modo da redistribuire i flussi dei passeggeri; studiare le coincidenze con le fermate della metro: a piazza Venezia, Chiesa Nuova e a via della Conciliazione arriverà la Metro C (a Venezia speriamo anche la D).
Addirittura, legato al progetto della TVA, c’era anche una deviazione verso piazza Risorgimento, che avrebbe incontrato i binari del 19, restituendo a Roma la Circolare che manca dal 1975. Avrebbe fatto la felicità di molti romani e di molti turisti. Bisognerà pur darlo un buon motivo per tornare a Roma, una città dove l’italica genìa di chiagni e futti evasori fiscali, ben rappresentata da tassisti e ristoratori, gioca a chi è più bravo a fottere il portafogli al turista straniero di turno.
“Liberemo il Centro dalle macchine”, ci hanno ripetuto per anni come un mantra. Le automobili, e gli autobus, non spariscono con la bacchetta magica: bisogna iniziare dall’oggi per poter raccogliere frutti futuri. Portare un gran flusso di passeggeri verso il Centro con la metro, con poche fermate; trasportarli in modo più capillare col tram e poi con autobus elettrici. Non è una colpa separare i flussi di viaggiatori
. E naturalmente costruire parcheggi, per mettere le auto sotto terra, come si fa nel mondo civile.
Non so se con queste parole sarò riuscito a convincere chi ancora blatera contro il tram a via Nazionale, e perfino contro la fermata della Metro C a piazza Venezia, ma perlomeno avrà di che riflettere.
Vista la popolarità di questi due articoli di erudizione tranviaria, vi segnalo le discussioni romane, dal forum SkyScrapercity: cercate in particolare le discussioni su Roma, sulla Metropolitana e sul Trasporto Pubblico.
Direi che per ora può bastare. Per un altro po’ ancora, alla prossima.



Luglio 22, 2009 alle 5:40 pm
non mi hai convinto kenpachi.
rimango dell’idea:
no al tram a Via Nazionale che deturperebbe il centro con i cavi.
E poi una sola fermata della metro, da decidere tra Largo Argentina e Piazza Venezia.
Per le macchine in doppia fila l’unica soluzione:
varchi veri, multe vere.
Settembre 3, 2009 alle 5:23 pm
Io ho sempre concordato con Kenpachi e concordo tuttora. Se i fili fossero appesi a dei pali di ferro, potrei spezzare una lancia, ma insomma, SONO FILI >>NON TRAVI<<!!
Comunque resto dell'idea che il tram 8 fino a Termini sia un'opera pubblica urgentissima.
Non ci resta che sperare. Saluti…
Settembre 4, 2009 alle 10:09 pm
Ti ringrazio del pensiero.
Ribadisco che se in Italia si avesse la volontà politica di fare le cose, senza obbedire alle logiche della guerra per bande, avremmo avuto decine di opere pubbliche, molte nella sola Roma.
Novembre 1, 2009 alle 8:51 am
Ho trovato il tuo blog navigando su internet, alla ricerca a Roma di un comitato di quartiere che possa prendere a cuore la situazione della linea Tram 8 tratto Gianicolense Casaletto.
Noi abitanti di zona,avvertiamo oltre allo stridio del tram sulle rotaie (forte e fastidioso), per la cattiva manutenzione di queste, anche forti vibrazioni che si ripercuotono lungo gli appartamenti, causando anche il movimeneto di stoviglie nelle cucine e forti vibrazioni dei muri.
Considerando che la maggior parte dei palazzi sono stati costruiti nel 1940, quanto potranno reggere?
Ricordo che quando fu inaugurata la linea tram 8, furono tanto decantate le tecnologie moderne (oggi obsolete) anti rumore e contro le vibrazione.
Credo che la cattiva manutenzione e la pesantezza estrema del mezzo abbia causato una grave usura del sistema.Si notano lungo le rotaie zolle di asfalto saltate per le forti piogge.
E poi stendiamo un velo pietoso sulle strade di Roma, tutto viale Trastevere versa in condizioni pietose.
Dobbiamo creare un comitato.
Grazie e a presto