4 Giugno 1944 – 4 Giugno 1989

Giugno 4, 2009

Il 4 giugno 1944 le truppe alleate entravano a Roma, liberandola dal Nazismo. Era stato un anno tremendo, quello tra il 1943 e il 1944. I bombardamenti che causarono migliaia di vittime, la caduta del Fascismo, l’Armistizio dell’8 settembre, la resistenza a Porta San Paolo, da parte di miltari e gente comune, la fuga del re codardo Vittorio Emanuele III, la deportazione degli ebrei del Ghetto, l’inutile attentato di via Rasella e il massacro delle Fosse Ardeatine.

Ognuno di noi, tramite i suoi nonni, ha ricordi indiretti di quel periodo. I miei nonni, ad esempio, scamparono fortunosamente al bombardamento del 19 luglio del 1943. Un signore che era bambino, ricorda che venne svegliato dagli Americani, che gli tirarono delle caramelle, mentre era addormentato su un tram.

Non tutti sanno che il 4 giugno del cittadini romani fecero un voto alla Madonna che li liberasse dall’occupazione nazista. Furono esauditi. A ricordo di quella preghiera non resta soltanto il nuovo Santuario del Divino Amore, ma anche numerose edicole dedicate a Maria, agli angoli dei palazzi, sparse un po’ per tutta Roma. All’Esquilino, ce n’è una all’inizio di via Carslo Felice; un’altra è a via Taranto, all’incrocio con via Pescara.

Facciamo un salto temporale e spaziale. Siamo a Piazza Tienanmen, le truppe cinesi stanno massacrando gli studenti che chiedono democrazia e riforme.

Lo stesso giorno, due date lontane, lo stesso desiderio di libertà.


Marco Tulli, un Attore di Santa Croce

Maggio 13, 2009

Tutti noi abbiamo visto i film di Don Camillo e Peppone. Abbiamo riso delle avventure del burbero prete di campagna alle prese con il testardo sindaco comunista. Tra i compagni di Peppone, due erano quelli che gli erano sempre accanto: il Brusco e lo Smilzo, interpretati da due grandi caratteristi, Saro Urzì e Marco Tulli. E’ di quest’ultimo che voglio parlarvi.

Marco Tulli nasce a Roma, il 20 novembre 1920. Abita a Santa Croce, in uno dei fabbricati dei Ferrovieri. La sua carriera da attore è iniziata alla fine degli anni quaranta. La sua figura alta e allampanata, il viso lungo e scavato, la voce profonda, lo hanno reso un caratterista molto richiesto, sia a teatro che al cinema.

Compare nei cinque film di Peppone e don Camillo, con Fernandel e Gino Cervi; nel film Mamma Mia che Impressione con Alberto Sordi, una spassosa commedia anni cinquanta, ambientata anche a Santa Croce, in uno dei palazzi di viale Carlo Felice; lavora con Bolognini, Lattuada, Salce e Zampa. Lo troviamo anche a teatro, con la rivista e in ruoli più impegnati: nel 1962 partecipa al Piccolo Teatro di Milano, con Giorgio Strehler.

Ha ruoli di comparsa in film come: Luci del Varietà, Vacanze Romane, Il Conte Max, Il Medico della Mutua, Nell’anno del Signore, Morte a Venezia. E’ stato attore anche in film commerciali e in serie televisive.

Marco Tulli muore il 20 marzo 1982, a Roma. Farà per sempre parte di quella lunga schiera di caratteristi, che ha fatto grande il cinema italiano.


I Maggio: il Concerto della Vergogna

Maggio 1, 2009

Buon senso avrebbe voluto che quest’anno il Concerto del I Maggio non si tenesse. A nemmeno un mese dal terremoto dell’Abruzzo, sarebbe stato un bel gesto, da parte dei sindacati, rinunciare a questo grosso carrozzone, che ormai con la Festa del Lavoro non c’entra più nulla, e donare i soldi ai terremotati.

Così non è stato. I sindacati, uno dei cancri di questo paese, che hanno avuto perfino il coraggio di lamentarsi perché mancavano i soldi per il loro concerto, e che avrebbe dovuto pensarci lo Stato, sono andati avanti imperterriti.

E così, eccoci di nuovo qui. Stavolta ci sarà il principe dei qualunquisti, tal Vasco Rossi (il re è quel cadavere di Celentano).

Non riesco a ricordare, e con me tutti residenti dellEsquilino e di San Giovanni, un Primo Maggio senza vie bloccate e sporche, scalmanati ubriachi e fatti, che pisciano e vomitano per strada (il puzzo resta per giorni, se non piove), ragazzini che dovrebbero stare a casa a studiare, bastonati dai genitori, che dovrebbero essere bastonati a loro volta, musica a tutto spiano.

Roba da mettersi alle finestre con l’olio bollente e il catrame, contro queste zecche infami e moleste.

Magari sarà per il prossimo anno.

Un aggiornamento: leggete il sagace articolo di Degrado Esquilino, Minzione d’onore per i consiglieri della sinistra, e tutto vi sarà odorosamente più chiaro. Il prossimo anno chiederò lo spingardino a zio Paperone, per salare gli infami pisciatori vomitanti.


C’era una Volta Sergio Leone

Aprile 30, 2009

Vent’anni fa, il 30 aprile 1989, moriva Sergio Leone.

Il regista romano, autore di sette film, più uno non accreditato, è entrato nella storia del cinema di tutti i tempi, grazie alla Trilogia del Dollaro: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, e alla Trilogia del Tempo: C’era una volta il West, Giù la testa, C’era una volta in America.

A lui il merito di aver lanciato attori come Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Gian Maria Volonté. I suoi film sono fatti di personaggi cinici e sporchi, battute fulminanti, primi piani improvvisi, campi lunghi su paesaggi desolati, sparatorie e sangue. Eppure sono film profondi, che vedi e rivedi con piacere.

Ecco il duello finale di Per qualche dollaro in più: battute e sguardi che restano nell’immaginario collettivo.


Ricordo di Franco

Aprile 27, 2009

Franco è morto di Aids, all’inizio degli anni Novanta. Non l’ho mai conosciuto di persona. Quello che so di lui lo devo ad alcune lettere, pubblicate su qualche vecchio giornale parrocchiale, ormai parecchi anni fa.

Quand’è che un uomo muore davvero? Quando viene dimenticato. Voglio ricordare Franco con questa sua poesia, scritta durante la malattia:

Splendida notte, dove il sole e la luna

si inchinano e si scrutano pensieri altissimi,

splendida notte dove le stelle

giocando scrivono “Amore” nel grande cielo.

Splendida notte dove un cuore mi

accoglie, due braccia mi stringono

dove la paura sparisce,

dove la pace prende possesso del

mio cuore.


Le Icone Russe alla Basilica di Santa Croce

Aprile 5, 2009

Dal 3 al 26 Aprile, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme ospita la mostra “Tesori di Russia”, 400 icone provenienti dalla Collezione Orler, esposte a Roma per la prima volta.

Le opere d’arte, che vanno dal XVI al XIX secolo, rappresentano i santi, i martiri in particolare, e la Madonna: una mostra perfetta per il periodo pasquale, e degna della nostra bimillenaria Basilica.

Gli orari: 10.30 – 18.30 feriali; 10.00 – 19.00 festivi. Ingresso libero.


Grazie a Dio, Roma Non Ha l’Expo

Aprile 2, 2009

Un anno fa, a Marzo del 2008, Milano veniva scelta come sede dell’Expo 2015. Squilli di tromba, fanfare trionfanti, un fulgido sol dell’avvenire. Un anno dopo stanno ancora litigando, in perfetto stile mafioso-italiota, su chi deve spartirsi le cariche organizzative dell’Expo. Tutto è ancora fermo.

Quando perdemmo l’assegnazione degli Europei 2012, tirai un sospiro di sollievo, pericolo scampato. Quando seppi della vittoria di Milano per l’Expo, pensai: “Adesso sono cazzi loro!”.

I Mondiali di Calcio del 1990 sono stati l’occasione per uno spreco di denaro pubblico che ancora grida vendetta, con parcheggi e stazioni ferroviarie abbandonati alle ortiche, promesse di ferro mai mantenute e l’inizio della speculazione palazzinara del quindicennio Rutelli-Veltroni, il famoso Sacco di Roma. Ecco cosa aspetta Milano, con la differenza che lì, l’ondata palazzinara con i suoi grattacieli, farà impallidire quella romana, Dio mio! E, come se non bastasse, l’Ndrangheta calabrese ha fiutato subito l’affare.

Se fossimo un Paese civile diremmo di esserci sbagliati, e restituiremmo l’Expo a Smirne, la città turca a cui l’abbiamo indegnamente sottratta l’anno scorso. Quanto ai promesi 70.000 posti di lavoro, se l’andazzo generale è questo, saranno assegnati con logiche clientelari, ai soliti amici degli amici.

L’Expo è un evento dell’Ottocento. Con Internet e con la velocità di scambio e spostamento attuali, un evento così non serve più. Ma dove li vedono 29 (ventinove) milioni di visitatori in sei mesi a Milano, nel 2015!

Bisognerebbe cominciare a riflettere sull’opportunità di organizzare Olimpiadi, Mondiali, Europei ed Expo, eventi che vengono spacciati per manifestazioni di fratellanza, quando invece sono ghiotte occasioni di speculazione da parte dei soliti politici, mafiosi e palazzinari, con buona pace dei valori.

In Cina, c’è stata la grande svendita dei Diritti Umani. Gli atleti con la mano sul petto sul podio, che teneri (una volta avevano il braccio teso, ma erano altri tempi, tempi più seri grover), a poca distanza dai plotoni d’esecuzione.

Per il Mondiali di Calcio del 2010 è stato scelto il Sud Africa, un paese devastato dall’Aids, dagli omicidi, dagli stupri e dalle rapine, con un’altissima percentuale di disoccupati. Lì sì che servirebbe una Missione di Pace. Intanto continuano a parlarci dei valori universali dello Sport… ma Vaffanculo!

Meglio la Sagra della Porchetta: anche lì si mangia, ma i problemi sono solo del fegato!

grover


Paperino e il Sinistro Dottor Murdy

Marzo 31, 2009

In questi tempi in cui tutti urlano di convivenza e si accapigliano sulla tolleranza, sarebbe bene tacere e leggere qualche buon fumetto, per farsi delle sane risate e riflettere senza annoiarsi.

E’ il caso di “Paperino e il Sinistro Dottor Murdy”, una storia scritta e disegnata dal grande Corrado Mastantuono, apparsa su Topolino 2252 del 1999.

Il dottor Murdy è un vecchietto scorbutico, a capo di una combriccola di mostri, che vive in una villa solitaria. Ogni tanto decidono di fare un giro in città, ma sono sempre respinti dalla gente “perbene”, un po’ per il loro aspetto, un po’ per il loro comportamento non sempre educato, perché mettono a disagio i paperopolesi. Per questo il dottor Murdy non nutre grande fiducia negli abitanti di Paperopoli.

Paperino s’imbatte in loro mentre è in fuga dai guai, dopo aver rotto preziose porcellane in un negozio, in cui c’è anche la mostruosa combriccola, cacciata in malo modo. Scappano insieme, attraverso le fogne, e il nostro papero si ritrova nella loro sinistra villa, dove, riluttante, accetta l’invito a cena. La notte, dopo aver avuto un incubo sul dottor Murdy che ammutoliva tutti gli abitanti di paperopoli con una misteriosa pozione, Paperino si desta e scopre che il vecchietto vuole effettivamente recare danno ai paperopolesi, contaminando l’acqua con il purè di muffa frettolosa. L’intruglio renderà l’acqua imbevibile per molto tempo.

Paperino e gli altri mostri decidono di provare al dottor Murdy che si sbaglia, e scommettono che riusciranno a dimostrare che gli abitanti di Paperopoli non sono prevenuti e non giudicano dalle apparenze. Cercano in tutti i modi di rendersi utili al prossimo, in modo gratuito, ma le persone restano fredde e sopsettose. I nostri, scappando dalla diffidenza della gente, cadono in una grossa e profonda buca (Paperopoli come Roma) e inizia a piovere.

Il dottor Murdy, avvertito tramite uno strano uccello che i nostri avevano dietro, prende la macchina per andare a salvarli, ma ha un guasto. Per strada passano due tipi, dall’aspetto losco, a metà strada tra due gangster e i Blues Brothers, che gli offrono un passaggio. Accetta, ma dalla radio giunge la notizia che due pericolosi criminali sono evasi. Il dottore comincia a preoccuparsi, e la tensione aumenta fin quando non giungono sul luogo della buca.

I ragazzi sono riusciti a liberarsi da soli, mentre dalla radio arriva la notizia che i due criminali sono stati presi. Mentre Paperino e gli altri gli spegano che hanno fallito, anche il vecchietto ammette la sua sconfitta, per essere caduto negli stessi pregiudizi di cui accusava gli abitanti di Paperopoli. La storia termina con un simpatico anedotto sul corvo di famiglia, che ripete incessantemente una frase incompresibile: “Zigolo pix ira referendum”.

Il rispetto reciproco non nasce all’improvviso, va coltivato. E’ sbagliato chiudersi a riccio come fa il dottor Murdy, è sbagliato l’atteggiamento dei paperopolesi, ma è anche sbagliato il voler far del bene a tutti i costi, come fanno Paperino e i suoi mostruosi amici. Si cambia piano piano, provando e riprovando, specie se, come in Italia, la popolazione è vecchia e poca portata ai cambiamenti. Una lezione che non dobbiamo dimenticare.


Il Dottor Freiss che c’è in Noi

Marzo 13, 2009

Ho adorato Tutti Pazzi per Amore, la serie andata in onda con grande successo su Rai 1. Ho fatto il tifo per Paolo e Laura, mi sono divertito e commosso con Monica e Michele, e sperato che quei due, Emanuele e Cristina si mettessero insieme sul serio, senza far finta di giocare a fratello e sorella, con la lingua in bocca (confido nella seconda serie…).

Tra tutti i personaggi uno merita la nostra attenzione: il dottor Freiss, interpretato dal bravissimo Giuseppe Battiston, già visto in “La Bestia nel Cuore” e “La Giusta Distanza”. Questo sedicente dottore, esperto tuttologo, è in realtà un cacciaballe televisivo, uno che campa parlando di aria fritta. E’ intervistato dalla brava Carla Signoris, nel ruolo della Presentatrice Tv, che sotto sotto ha un debole per il corpulento luminare.

Il dottor Freiss non ci ha ricordato forse i vari Crepet, Morelli, Meluzzi, e anche i vari Signorini, Davi, e tutti quegli opininisti, che pontificano dalla televisione, invece di spaccarsi la schiena dedicandosi all’agricoltura? E non è una tipica abitudine italiana quella del parlare (urlare) senza conoscere ciò di cui si parla?

Ma attenzione, si può anche finire male. Il dottor Freiss lo sa bene, dopo aver conosciuto da vicino la mazza da baseball di Michele. E ben gli sta!

Sono un luminare!

grover


I Cento Anni del Futurismo e il Sepolcro di Roma

Marzo 1, 2009

Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

L’Italia e gli Italiani non saranno mai grati abbastanza a Filippo Tommaso Marinetti. Il 20 febbraio 1909, Marinetti pubblicava sul quotidiano francese “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo, il solo movimento innovatore italiano.

Un secolo dopo, l’Italia arranca. Mentre il mondo corre, noi perdiamo tempo a non decidere sul nucleare, sulle staminali, sulla Tav, sul testamento biologico, sulla ricerca, sull’immondizia, sui rigassificatori, sulla televisione, sui trasporti, ostaggi di predicatori, ciarlatani e qualunquisti e prima ancora del vecchiume che marcisce insieme a noi.

Roma è la degna Capitale di questo paese. Una città che in sessantanni non ha saputo dotarsi di una rete di metropolitana adeguata, che ha quasi del tutto smatellato la rete tranviaria più grande d’Europa, che vive nella contemplazione delle sue rovine, come se fossero il simbolo della città, che permette che le mura delle sue case siano deturpate da orrendi scarabocchi.

Roma è i suoi abitanti, non è il Colosseo. Se gli abitanti sono morti dentro, Roma non è altro che un gigantesco sepolcro. Se Marinetti vivesse ai nostri giorni, aprirebbe un blog, e da quelle pagine, ne sono certo, continuerebbe a spronare gli Italiani a inseguire il futuro, come fece allora.