Sciopero Contro il Decreto Alfano

Luglio 14, 2009

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No al Decreto Alfano, che imbavaglia la Rete! grover


14 Luglio: Sciopero dei Blog contro il Decreto Alfano

Luglio 6, 2009

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Riporto dalla pagina di Diritto alla Rete. L’appello è opera di Alessandro Gilioli, Guido Scorza e Enzo Di Frenna.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.

Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto.

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.


Intercettazioni: Obbligo di Rettifica e Libertà di Opinione

Giugno 12, 2009

Il decreto legge sulle intercettazioni appena approvata dalla Camera con la fiducia, ovvero senza possibilità di discussione, è una grave minaccia per la sicurezza dei cittadini italiani, e anche per la libertà di informazione e di opinione su Internet.

Questa legge, con tutte le limitazioni temporali, renderà la vita facile a mafiosi, trafficanti, pedofili, stupratori, oltre a tutta la schiera di politici, amministratori, dirigenti e pijanculo vari che potranno fare i loro comodi alle spalle della gente perbene, tanto dopo due mesi non potranno più essere intercettati.

Su questo articolo di Repubblica, alcune delle magagne che non avremmo mai saputo con questa legge bavaglio, mentre su quest’altro, il procuratore di Torino Giancarlo Caselli definisce la legge come “devastante” per la sicurezza dei cittadini.

Non si capisce come i leghisti abbiano potuto votare una porcata simile. Ma questo è il governo che taglia i fondi alla polizia e istituisce quella buffonata delle ronde e che manda i militari a prendere il sole nelle città. Dulcis in fundo vorrei conoscere nomi e cognomi dei disonorevoli dell’opposizione (opposizione?) che hanno votato a favore di questa vergogna.

E ora veniamo al pericolo che corrono la libertà di informazione e di opinione su Internet.

Punto Informatico ha pubblicato ieri un articolo dettagliato sull’obbligo di rettifica, da parte dei gestori di siti informatici. Vuol dire che, chiunque potrà inviare una lettera a blog, siti personali, Facebook, YouTube e ogni altro social network per chiedere la rettifica di quello che c’è scritto, a suo insindacabile giudizio. E se non lo si fa si rischia una multa dai 7.500 ai 12.500 euro. E chi ci garantisce sull’identità di chi invia la mail?

Cosa preannuncia questo? Preannuncia l’obbligo di registrazione per chiunque voglia scrivere un parola su Internet. E dopo? Cominceranno a filtrare i server dai contenuti indesiderati, e poi ad arrestare i blogger non allineati, come si fa nella democratica Cina?

Penso a tutti i Blog Romani che con i loro articoli, le loro foto e le loro segnalazioni su situazioni di degrado e disagio hanno messo in difficoltà i capetti di partito locali, costringendoli a intervenire sul serio su quelle situazioni, invece che voltarsi dall’altra parte.

Chi è che proteggerà quei blog dai pijanculo dei capetti locali che li tempesteranno di obblighi di rettifica? E i commenti? Avremo anche le rettifiche dei commenti o la rettifica delle rettifica? La verità è che questo governo e quello precedente hanno paura di Internet e di chi vi scrive, perché è l’unica fonte ancora libera di informazione.

Chi è che stabilisce cosa è vero e cosa è falso? Chi è che stabilisce dove finisce il fatto e inizia l’opinione? Tutto questo è lasciato a diritto insindacabile di chi si sente offeso, senza neppure bisogno di consultare la Magistratura. Che cosa vi ricorda? A me ricorda i tribunali del popolo, di quel gran paese che è stato l’Unione Sovietica, con le purghe, le fucilazioni e le deportazioni nei gulag. E non sono nemmeno stupito: il nano che ha da sempre tuonato tuonato contro i Comunisti, non poteva, per una sorta di amore represso, ammirarli in segreto.

Per quanto mi riguarda, continuerò a informarvi come sempre, a raccontarvi i fatti per quello che sono, a recarmi sul posto a scattare foto. Continuerò a farlo o non sarò più Kenpachi.

Sarebbe bello che tutti i Blog Romani dedicassero una pagina a questa notizia, ognuno con lo stile e le parole che preferisce. La situazione è seria, e anche grave.


Incivili Imbrattatori Elettorali

Maggio 19, 2009

I Blog Romani si mobilitano contro i manifesti elettorali abusivi. Armati di macchina fotografica, raccolgono testimonianze su candidati e partiti che imbrattano i muri e strade della nostra città.

Nelle foto potete i muri del Provveditorato, angolo Via Conte Verde/Viale Manzoni, imbrattati da una schiera di manifesti elettorali abusivi. Ce n’è per tutti: destra, sinistra, centro. Antoniozzi, Sgrena, Buontempo, Gualtieri, Cioffredi, Di Pietro, Angelilli, Cutrufo, Pallone, e chi più ne ha più ne metta. In altre parti di Roma ho visto affissioni così spesse, che raggiungevano i dieci centimetri di spessore.

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Il Decreto Sicurezza e la Censura

Febbraio 12, 2009

Finalmente si è conclusa la vicenda terrena di Eluana Englaro. Il Signore ci ha fregati, prendendola con sé, in una sera fredda e ventosa, senza pioggia. Se ne è andata ignara della bagarre che si consumava nella Casa Chiusa del Parlamento, e degli avvoltoi che dagli studi Rai e Mediaset volteggiavano immondi sul suo corpo straziato.

Meglio il Grande Fratello di Vespa e Mentana. Meglio il vuoto della scandalosa disinformazione di questi giorni.

La vicenda di Eluana è stata usata dal Governo Berlusconi per un attacco spudorato al Presidente Giorgio Napolitano, e per coprire il Decreto Sicurezza. Il tg1 di Gianni Riotta si è distinto per la disinformazione con i suoi quarti d’ora dedicati a Eluana e a suo padre Beppino Englaro, infierendo sui telespettatori.

Il 5 Febbraio 2009 il Senato ha approvato il Decreto Sicurezza.

Tra le norme più contestate, c’è la possibilità da parte dei medici di denunciare i clandestini in cura. Diciamo subito che la delazione è tipica delle dittature, fasciste o comuniste non importa. Questa mentalità, in Italia, paese ad alto tasso di illiberalità, non è mai morta. Consideriamo i problemi sanitari: malattie come tubercolosi e malaria, se non curate potrebbero diventare pericolose anche per gli italiani, alla faccia della sicurezza. E poi questo governo non era di chiara ispirazione cristiana, sempre pronto a dare il culo al Vaticano? Che fine hanno fatto gli ossequi e i salamelecchi davanti al Papa?

Proseguiamo con il registro dei barboni. Servirà per individuarli meglio se verrà voglia a qualcuno di bruciarli. Non manca la legalizzazione delle ronde padane: le squadracce leghiste andranno in giro con randello e olio di ricino a insegnare la lingua celtica a immigrati e terroni.

Veniamo all’articolo che riguarda la libertà della Rete. Inoltre, è stata introdotta all’ultimo momento dal senatore D’Alia, una norma pensata, secondo lui, per impedire che sulla Rete nascano siti e gruppi che incitino all’apologia di reato, ovvero all’istigazione a delinquere e a disobbedire alle leggi.

Il testo dell’emendamento recita:

Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet: quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’ Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Se non avete capito, ecco la spiegazione. Il Ministero dell’Interno, non la magistratura avrà il potere di far chiudere qualsiasi sito, che inviti a non rispettare le leggi, compresa quella sulle cure ai clandestini. Potrà accadere che siti come Facebook decidano di interrompere il servizio per tutti gli utenti, per non incorrere in multe e denunce.

Il problema non è Facebook: è la libertà i informazione e di scelta. Cominciano da Internet, ultima fonte di informazione libera, poi prenderanno le televisioni locali, poi i giornali, con la gente, i vecchi che popolano il paese, felici e contenti davanti alle televisioni imbonitrici.

Non parlo di regime: ci siamo già dentro, in un pericoloso vortice di assuefazione.


Il Tram 8 e le Cazzate dei Giornali

Ottobre 22, 2008

Lunedì 20 un tram della linea 8 è deragliato alla stazione Trastevere. Questo è l’articolo dal Corriere della Sera:

ROMA – Non c’è pace per i passeggeri del tram 8 a Roma. Lunedì mattina un mezzo della linea è uscito dai binari, scontrandosi contro un altro veicolo. L’Atac, la municipalizzata di Roma, precisa che nessuno a bordo è rimasto ferito. Il tram 8 diretto a Casaletto è uscito con la parte posteriore dai binari, urtando un altro 8, fermo alla fermata della stazione Trastevere. Quest’ultimo, orientato in direzione opposta verso il capolinea largo di Torre Argentina, è stato a sua volta spinto fuori dai binari. Né i passeggeri, né i conducenti sono rimasti feriti ma la circolazione ne ha risentito. Per poco più di due ore e mezza, tra la stazione di Trastevere e il capolinea di Casaletto, sono stati in servizio dei bus-navetta.

L’INCUBO DELL’8 – Quella della linea 8 è una lunga storia, che molto probabilmente non dice nulla ai non-romani ma che per molti cittadini della capitale ha assunto i contorni dell’incubo tanto che il tram 8, un jumbo di nuova generazione, è stato soprannominato «trambotto». Tanti gli incidenti e i problemi, ormai decennali, tanto che nel 1999 l’Atac – in occasione dell’ennesimo scontro – aveva sottolineato che «dei tanti incidenti avvenuti sulla linea dell’8, solo in un caso la colpa è stata di un autista del tram». In Rete è tutto un pullulare di notizie sul famigerato tram, denunciando i malfunzionamenti dei semafori e la scarsa illuminazione notturna: nel ‘98 un tram viene urtato da un motorino che cerca di fare inversione passando con il semaforo rosso. Il conducente del motorino, di 18 anni, viene ricoverato in gravi condizioni. Nel ‘99 una donna è ricoverata in gravi condizioni dopo essere stata investita da un tram della linea 8: nell’incrocio c’era un semaforo, ma inattivo. Lo stesso anno a piazzale Durante un’ambulanza che trasporta un malato in gravi condizioni verso l’ospedale San Camillo si scontra in fase di sorpasso nella corsia preferenziale con un tram. Il paziente ha un infarto e muore poco dopo in ospedale.

«TROPPI GUASTI E AVARIE» - Nel 2000 un giovane muore e altre tre persone restano ferite in un incidente notturno tra un’auto e un tram 8. Lo stesso anno scontro fra due tram in viale Trastevere: feriti in modo lieve un conducente e dieci passeggeri. Nel 2001 al Casaletto un tram urta una barriera in ferro, cadendo sulla via sottostante proprio mentre passava un’auto: 27 feriti. La causa sarebbe stata un malore del tranviere. Nel 2002 una donna che attraversava la Circonvallazione Gianicolense, è stata investita dal tram all’altezza dell’ospedale San Camillo. Nel 2006 nonna e nipote sono stati travolti sempre sulla Circonvallazione Gianicolense. «Troppi incidenti, troppi deragliamenti, troppi guasti e avarie – aveva denunciato allora Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici (Centro per i diritti dei cittadini) -, urge una verifica della linea, delle vetture e delle risorse umane».

Questo articolo ha del comico. Parla di una lunga serie di incidenti: li ho contati, la lunga serie è composta da 8 (otto) incidenti in dieci anni, dal 1998 al 2008. Le cause sono soprattutto esterne, ovvero tete di cazzo al volante o a piedi.

Si usa la parola incubo, come se l’aver eliminato gran parte dei bus che transitavano lungo la strada, e l’aver incentivato il trasporto pubblico a discapito dei culoni in automobile, fosse un reato da codice penale.

Ho già scritto in questo articolo quanta gente muore, soltanto a Roma, a causa di incidenti stradali: sono cifre da genocidio.

E dove sarebbero poi queste numerose denunce dei cittadini in Rete?

A questo punto mi chiedo:

A che serve l’Ordine dei Giornalisti? A permettere che si faccia disinformazione e si sparino cazzate sul primo quotidiano nazionale?


Il Passato che Non Passa e un Ricordo di Walter Tobagi

Maggio 28, 2008

Le cose non accadono mai per caso.

Tanti anni fa, il 28 maggio 1980, a Milano, veniva ucciso dalle Brigate Rosse, il giornalista Walter Tobagi. Lavorava al Corriere della Sera. Lasciava la moglie Maristella e i figli Luca e Benedetta. All’omicidio partecipano Marco Barbone, Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano.

Ieri, 27 maggio 2008, un gruppo di coglioni, che si definiscono di destra e di sinistra, se le sono date di santa ragione fuori dall’Università La Sapienza, a Roma. Cosa avevano in mente questi facinorosi? Forse di emulare le gesta balorde della generazione sessantottina, che credeva di continuare la Guerra Civile tra partigiani e fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale, una Guerra Civile che non si è mai spenta e che ha lasciato sul campo troppe vittime, e generazioni prive di padri, madri, figli e fratelli.

Il ‘68 non è stato l’origine di tutti i mali dell’Italia. Sono avvenute importanti conquiste civili e sociali, ma non dimentichiamo che il ‘68 ha distrutto l’autorità, della famiglia e dello Stato. Parlo di autorità nel senso migliore, quella che se manca, finisce per generare violenza, autoritarismo, dittatura, dolore.

L’Istat ci dice che tante famiglie non arrivano a fine mese. Sulle strade i pedoni continuano a morire investiti da balordi drogati e ubriachi. Ci avranno mai pensato i ragazzi che si prendevano a mazzate ieri? Avranno mai rivolto un pensiero alla loro città, afflitta da tanto degrado, che mobilita sempre più cittadini sui blog e nella vita di tutti i giorni?

Tobagi, a proposito dei brigatisti scriveva “Non sono samurai invincibili”. Oggi, se fosse ancora vivo, penso che scriverebbe qualcosa come “Sono solo degli idioti irriducibili”.


Uso Criminoso della Tv Pubblica

Novembre 22, 2007

E così, un’inchiesta del quotidiano La Repubblica ci informa che nel 2004-2005 Rai e Mediaset concordavano i palinsesti, decidendo cosa dovesse essere trasmesso. Berlusconi in regia.

Tanto per rinfrescarci la memoria, questo è una parte del piano della P2, del 1981:

Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti)
l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.


A Luglio Fa Caldo

Luglio 19, 2007

Miei cari giornalisti del cazzo, la finiamo di fare servizi allarmistici sul grande caldo a luglio? La smettiamo di allarmare i vecchi e i bambini, e tutte quelle persone con patologie, che lo sanno già che il caldo può essere pericoloso? La smettiamo di rubare tempo alle notizie importanti, con dieci di minuti di servizi sul grande caldo, tutti i santi giorni? Ma ci avete preso per coglioni?

A luglio fa caldo, da quando è nato il mondo.