Per Ora, Addio

Agosto 3, 2009

Era da qualche mese che ci pensavo: prendere una pausa dalle “questioni romane” e smetterla di occuparmi di Roma e dei suoi mille problemi.

La pausa sarà più lunga di una sosta estiva. Sono contento di essere arrivato fin qui con le mie parole e le mie immagini, ma da un po’ di tempo mi sento stanco e deluso. Troppe volte, Roma mi sembra un deserto di degrado e confusione, in grado di spezzare anche la mente più forte. Non puoi continuare a lottare, quando sei stanco dentro.

Due anni fa, quando ho iniziato a scrivere su questo blog, non avevo la minima idea di dove sarei andato a parare. Poi gli argomenti e le parole sono venuti da soli.

Ho imparato che i lettori vogliono notizie e fatti esposti in modo chiaro: i romani vivono la loro città in modo più diretto di quanto noi stessi possiamo immaginare; ci fanno domande e cercano soluzioni ai loro problemi, che non troverebbero altrove, per le vie ufficiali.

Ho maturato una visione della politica meno partigiana, adolescenziale e gridata. Occupandomi spesso di trasporto pubblico, a cui ho dedicato i miei ultimi due sforzi, non ho potuto ignorare la sequela di promesse disattese, roboanti proclami e cazzate allucinanti, fatte dalla Sinistra, la parte politica che ho sempre votato, facendo finta di non vedere e sentire, anche perché la Destra, per troppi anni, è stata impresentabile.

Roma necessita unità sulle grandi questioni: sicurezza, trasporti, solidarietà, pulizia, immigrazione. E’ inutile usare questi argomenti come clave, per colpire l’avversario politico, specie se quando si era al governo o all’opposizione non si è mai fatto nulla, anzi ci si è messi di traverso per il puro gusto di farlo. E noi abitanti non siamo da meno, basta pensare a tutte le volte che comitati di quartiere e residenti hanno bloccato progetti di trasporto pubblico, per rendersi conto che questa città manca ancora di un forte tessuto sociale, se c’è mai stato.

Sempre più ho la consapevolezza che questa città si è espansa in modo sproporzionato e sconsiderato, ostaggio di bande di palazzinari e affaristi, che l’hanno devastata a partire dal Secondo Dopoguerra. Troppe zone periferiche abbandonate a se stesse, soprattutto negli ultimi quindici anni. Troppi vecchi lasciati soli e troppi giovani senza uno spazio per giocare. Deserti urbani che generano angoscia, solitudine, incertezza e insieme fanno nascere la paura.

Ho imparato che Roma inizia appena fuori dalla porta di casa, ma non ci sono arrivato subito. Anni fa, ormai un bel po’ di anni fa, durante un Primo Maggio ebbi la tentazione di lasciare la mia bottiglia di birra in mezzo alla strada, in compagnia di tante altre. Un ragazzo del nostro gruppo, poco più grande di me, mi impedì di farlo, e fu così che la buttai in un bidone. Ricordo sempre con gratitudine quel buon esempio, di un ragazzo come me.

E’ arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti.

Grazie ai lettori e al loro tempo speso nella lettura di queste pagine, senza i quali sarebbe venuta meno la necessità di scrivere e informare.

Anche al signore che consiglia di fottermi, e continua con la solita menata di Roma città più bella del mondo e propugna le Olimpiadi nel 2020. Caro signore, voglio tranquillizzarla, lo farò non appena avrò il tempo. Per quanto riguarda i due punti successivi, Roma sarà la più bella città del Terzo Mondo, quando ci saremo liberati dai cafoni in Smart e in Suv, quando assisteremo alla fustigazione sulla pubblica piazza dei terroristi che imbrattano i muri, quando ristoratori e tassisti la smetteranno di fottere i turisti. Potrei continuare, ma spero che lei abbia compreso che la strada per trasformare la Capitale in una ordinata e pulita città africana, del Primo Mondo insomma, è ancora molta lunga. Basterebbe poi ricordare i precedenti di Italia ‘90 e del Giubileo del 2000 (il Graande Giubbileo der Dumila, secondo la pretaglia vaticana), e le Promesse di Ferro del duo Rutelli-Veltroni, per preferire cento mazzate sulle palle al giorno, alle Olimpiadi. A proposito, Milano con l’Expo 2015 sta dimostrando che si può fare peggio di Roma. Coraggio, faccio il tifo per voi! grover

Per ultimi i compagni di strada, quelli che ho letto più spesso e con piacere.

Il Degrado di Roma, il padre di tutti noi Blog Romani, che è stato l’impulso per iniziare a scrivere; Degrado Esquilino, mutande di ferro, mi raccomando, e non t’incazzare troppo, che fa male al fegato, e chissà che prima o poi non ci s’incontri in giro a Santa Croce; Migliora Roma, grazie per le tue idee, sarebbe bello avere una Capitale a misura di bambino; Transenna, maestro di parole, a cui lancio l’idea di una mostra sul famigerato e moderno arredo urbano, da tenersi al Maxxi, una volta che sarà pronto; Circondati e Bisco, che la satira e l’ironia siano sempre con voi; il saggio Roma Cogitans, che sarebbe bello riavere tra noi, ma di cui ora comprendo l’amarezza; Les e gli amici di Riprendiamoci Roma, per me Nobel per la Pace 2009 “per l’impegno, la costanza e la pazienza dedicati alla pulizia delle strade e dei muri della Capitale”; Esquilino’s Weblog, è uno sporco lavoro vivere nel nostro rione, ma qualcuno deve pur farlo; tutti gli altri Blog Romani, che ormai sono tanti, di ogni parte di Roma, e questo non può che far piacere.

Per ora, addio

kenpachi


Le Tranvie Mai Realizzate a Roma – Seconda Parte

Luglio 24, 2009

Tram del Caravaggio

Il tram del Caravaggio, dall’omonimo piazzale a Tor Marancia, avrebbe riportato il tram alla Garbatella e, per la prima volta, sulla Cristoforo Colombo. Con partenza da Piramide, il tram avrebbe percorso viale Ostiense fino ai Mercati Generali, svoltato per la Circonvallazione Ostiense, percorrendo un nuovo ponte che avrebbe scavalcato i binari di metro B e Roma – Lido (il ponte è ora in costruzione, ma per le sole macchine), raggiunto e attraversato la Colombo, sceso per via di Tor Marancia e sarebbe arrivato in piazzale Caravaggio. Era anche previsto un prolungamento fino a Tre Fontane.

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Non se ne è fatto nulla, a causa della protesta dei residenti, più preoccupati per gli alberi da tagliare, che per i vantaggi che questo collegamento avrebbe portato. Ancora una volta avremmo potuto avere una linea tranviaria con autobus afferenti, e avremmo potuto estendere il tram anche sull’Ostiense fino a San Paolo. La strada infatti è già predisposta, lì già passava il tram, poi soppresso.

E Dio solo lo sa quanto ci sarebbe bisogno di un tram sull’Ostiense, soprattutto ora che sono iniziati i lavori per la Città dei Giovani di Rem Koolhaas, che sorgerà al posto dei Mercati Generali. Un ottimo aiuto alla metro B.

Visto che ci leggono anche su quel forum di matti di SkyscraperCity, aggiungo i collegamenti relativi alle discussioni sulla Città dei Giovani di Rem Koolhass e sul cavalcavia dell’Ostiense:

Tranvia Saxa Rubra – Laurentina

1954: Le nuove direzionalità. Era il primo abbozzo dello SDO, il Sistema Direzionale Orientale, opera mai realizzata. Già di parlava di metro D, che aveva un tracciato diverso da quella ora in gara.

1962: con il PRG, Piano Regolatore Generale, viene previsto il corridoio della mobilità Fidene – Cinecittà, con relativa tranvia. In un’ottica futura, quella tranvia avrebbe collegato la FR1 a Fidene, la metro B a Ponte Mammolo, la FR2 al Quarticciolo (viale Palmiro Togliatti), la ferrovia Roma – Pantano (ora Roma – Giardinetti, per i lavori della metro C), la metro A a Subaugusta. Era prevista anche un’ulteriore prosecuzione che avrebbe raggiunto il capolinea della metro B a Laurentina.

Quest’opera avrebbe creato una linea tangenziale da Nord Est a Sud Est, mettendo in comunicazione Tuscolana e Laurentina, evitando a molti pendolari di raggiungere la Stazione Termini per fare il cambio tra metro A e B.

1997: negli studi di fattibilità, l’Atac lodava la tranvia, che avrebbe avuto un effetto positivo nelle zone che avrebbe attraversato. Questa linea avrebbe dovuto collegare la stazione della metro B Ponte Mammolo con la stazione della metro A Cinecittà, percorrendo viale Palmiro Togliatti. Un’opera utile, che avrebbe fatto da collegamento tra due importanti snodi cittadini, e che sarebbe passata in sede del tutto protetta, sfruttando la corsia centrale della Togliatti, e che avrebbe incontrato a metà strada un altro tram, il 14, che sulla Togliatti ha il capolinea, proveniente da via Prenestina.

2006: una petizione popolare firmata da diecimila cittadini torna a chiedere la tranvia da Saxa Rubra a Cinecittà. Viene invece realizzato quello che è diventato famoso come il Corridoio dell’Immobilità, da Ponte Mammolo a Cinecittà, passando lungo la Togliatti. Doveva essere, a discapito del nome altisonante una semplice corsia preferenziale per autobus (non sia mai il tram!). Buon senso avrebbe voluto che la corsia fosse fatta al centro della sede stradale, con parcheggi a lato. Via i pochi alberi asfissiati dal traffico e fanculo all’inutile pista ciclabile sulla Togliatti trafficata. Invece no! Pista ciclabile al centro, ridotta spesso a un colabrodo, corsia preferenziale a lato, con restringimento della carreggiata e felicità di automobilisti e residenti. E poi dicono che la gente odia il trasporto pubblico.

Questo è quello che rimane dei lavori incompiuti all’altezza del Centro Carni di Tor Sapienza, dove tra l’altro avrebbe dovuto essere realizzato un deposito tranviario. Sembra che finalmente si siano decisi a rivedere quello scempio, dopo ben dodici milioni di euro buttati. Poveri soldi nostri!

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Signori, in 55 anni, Roma non è riuscita dotarsi di una metropolitana, né di una tranvia e neppure di una cazzo di corsia preferenziale fatta come Dio comanda!

La Rete Oggi

Rete è una parola grossa per i tram di Roma. I tram 5 e 14 avranno presto, dopo un anno e più di lavori e cantieri dove si è lavorato un giorno sì e dieci no, un nuovo capolinea davanti alla Stazione Termini. Si spera che il passaggio su via Cavour sia protetto dalle macchine o avremo il tram costretto a passare in un budello di macchine. L’8 continua a passare da Casaletto ad Argentina: visti i chiari di luna, meglio accontentarsi. Il 19, la linea più lunga della Capitale compie ancora il suo lungo giro da Gerani a Risorgimento, anche se spesso è limitata per lavori a Mancini o Flaminio. A fine luglio inizieranno i lavori per smantellare l’anello del 2 a piazzale Flaminio, trasformando il capolinea come a largo Argentina. La chiamano riqualificazione, per me è un’immensa cazzata, che porterà a dodici mesi (sulla carta, data la nota solerzia dei lavori) di disagi per gli utenti, su una linea protetta che funzionava benissimo. Il 3 è il metro di paragone dell’agonia dei tram romani: dal 2005 è esercitato come autobus per continui lavori, sostituzioni di binari (opera inutile se poi non torna il tram grover) e mancanza di vetture. Tuttavia i lunghi Cityway I e II stanno cominciando a ritornare a Roma, dopo le riparazioni stabilite nell’accordo con l’Alstom, quindi speriamo entro un paio d’anni di riavere il parco vetture completo.

Futuro

Mi rendo che dopo tutto quello che ho scritto, parlare di progetti tranviari a Roma è degno di Tafazzi o della dirigenza del PD, fate voi.

Si continua a parlare dell’8 a Termini e si vorrebbe collegarlo al nuovo capolinea del 5 e del 14. Possono dire quello che vogliono, ma quello manca è la volontà politica di rischiare e di fare, il resto viene di conseguenza.

A me piacerebbe vedere la Circolare. Per ragioni anagrafiche faccio parte di quelli che non hanno mai visto la Circolare Esterna (rossa), figuriamoci quella Interna (nera). Basterebbe collegare largo Argentina con piazza Risorgimento, basterebbero i binari della TVA e una deviazione verso Borgo. La Circolare farebbe contenti molti romani nostalgici, più in là con gli anni, e dei turisti, che potrebbero girare tutta la Capitale a bordo di un mezzo caratteritico come il tram. Consultate, a proposito, questo spassoso articolo del Corriere della Sera del 9 giugno 1995, da leggere sferragliando grover. Sarebbe bello portare il tram fino a San Paolo sull’Ostiense, su viale Marconi e perfino sulla Tiburtina, nella corsia centrale, oggi percorsa dai bus.

Sfruttando i binari esistenti, ora che la linea verrà sospesa, si potrebbe istituire la promessa linea 7, che colleghi piazza Mancini a piazza Risorgimento. Una buona di qualche anno fa, che a me piacerebbe riguardasse anche il capolinea di Thorwaldsen: chi arriva lì e vuole proseguire verso Flaminio deve aspettare per forza il 19. Con questa circolare i collegamenti potrebbero essere più agevoli.

Nel 2013 la metro C arriverà a San Giovanni e ciò comporterà un’ulteriore carico di passeggeri per la già gravata metro A. Per alleviare il probabile collasso, in attesa dell’intersezione con la stazione Colosseo della metro B, che inizierà a dividere i flussi per il Centro, sarebbe opportuno stabilire una linea Porta Maggiore – San Giovanni – via Emanuele Filiberto – piazza Vittorio – Stazione Termini che aiuti la metro A a trasportare i passeggeri verso la stazione. In questo modo si userebbe i binari di raccordo in via Emanuele Filiberto, già usati durante i lavori del 3.

Conclusioni

Il prezzo del non fare, del non decidere, di piegarsi sempre e comunque ai mettinculo di turno (residenti, commercianti, tassisti, palazzinari, papponi locali), si paga. E’ inutile girarci intorno: Roma ha perso quindici anni per dotarsi di un trasporto pubblico su ferro degno di questo nome. Nel prossimo decennio però ne vedremo delle belle, e non è un modo di dire.

La metro C è in costruzione. La B1 è in costruzione e speriamo che arrivi fino alla Bufalotta, dopo essere arrivata a Jonio. Al luglio 2009 sia la B2 sia la metro D sono in gara per assegnare il progetto esecutivo. Inoltre sono iniziati i lavori di adeguamento del Nodo di Termini, con la costruzione di accessi più immediati e sicuri alle metro A e B.

Nel 2011 cominceranno ad aprire le prime tratte della metro C e della B1. Nel 2013 ci saranno le elezioni per il Sindaco di Roma. Le opere pubbliche sono di chi le inaugura e poco importa se le ha iniziate qualcun altro. Tra l’altro, portarle avanti, trovando i soldi necessari è impegno altrettanto meritorio. Mi auguravo che il Sindaco Alemanno portasse avanti i progetti delle metropolitane e così è stato, dopo qualche tentennamento iniziale. Chi apre una metro a Roma passa alla Storia gar, se poi si riesce a fare pure una tranvia tra quelle di cui abbiamo parlato, tanto meglio.

Vista la popolarità di questi due articoli di erudizione tranviaria, vi segnalo le discussioni romane, dal forum SkyScrapercity: cercate in particolare le discussioni su Roma, sulla Metropolitana e sul Trasporto Pubblico.

Detto questo, vi lascio con questo movimentato inseguimento tranviario dall’anime Michiko to Hatchin (Michiko e Hatchin), al ritmo di musica brasiliana, in una città dove i tram funzionano e sono puntuali.


Le Tranvie Mai Realizzate a Roma – Prima Parte

Luglio 22, 2009

La chiamavano Cura del Ferro: la costruzione di nuove metropolitane, ferrovie urbane e tranvie avrebbe dovuto migliorare il trasporto pubblico di Roma, diminuendone il traffico. Era uno dei cavalli di battaglia del duo Rutelli-Veltroni. In quindici anni, anno più, anno meno, sono state realizzate 5 (cinque) fermate della Metro A e un aborto di tranvia, l’8 da Casaletto a largo Argentina.

Potremmo parlare delle stazioni ferroviarie mai utilizzate e lasciate abbandonate o dei cantieri della Metro C che hanno aperto solo nel 2007 (“Per il metro’ C resta poco tempo”, Corriere della Sera del 15 aprile 1996!! grover, uno dei tanti articoli pieni di cazzate sulla metro C), ma vogliamo occuparci solo delle tranvie mai costruite. Gli annunci di nuove linee di tram si sono susseguiti alla stessa velocità con cui finivano nel dimenticatoio. In attesa delle future metropolitane, le tranvie mai realizzate avrebbero arrecato un po’ di sollievo in alcune zone della città, senza contare i benefici per il turismo.

Linea 8: Termini – Casaletto

L’8 così com’era stato progettato avrebbe riportato il tram in Centro, lungo via Nazionale e fino alla Stazione Termini, dopo 68 anni di lontananza, dal 1930, per la Riforma Tranviaria. Nel 1998 viene inaugurata la tratta da Casaletto a largo Argentina, con l’auspicio che avesse potuto arrivare alla Stazione Termini a breve. Sono passati undici anni e il tram 8 ferma ancora al capolinea “provvisorio” davanti al Teatro Argentina. (In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio, Giuseppe Prezzolini  maestro).

A ben vedere, la costruzione della tranvia era stata accompagnata da polemiche politiche (come ti sbagli!) e decisioni discutibili. Sparizioni di linee autobus che avrebbero potuto accompagnarsi al tram; abolizione del 13, la linea che da largo Preneste portava fino a piazza San Giovanni di Dio e la promessa di fare 17 fermate in 18 minuti lolz. Senza contare poi l’utilizzo di vetture, i Cityway I e soprattutto i Cityway II, che mal si adattano alle salite romane, e alle foglie di platano che non vengono mai spazzate via dai binari.

Partiamo dall’altra estremità della linea: il capolinea a Casaletto, che sorge su uno strapiombo al termine della Circonvallazione Gianicolense. Nel 2001 c’è stato un grave incidente: un tram non si è fermato ed è precipitato, con 27 feriti. Sarebbe bastato poco per portare la linea fino a via di Bravetta, lungo via Silvestri, una soluzione più comoda e più sicura per gli utenti. Scendiamo più giù, a piazza San Giovanni di Dio, antico capolinea del 13. Da dieci anni, voci ricorrenti parlano di una urgente grover risistemazione del mercato che sta sulla piazza. In questo malaugurato caso l’8 verrebbe limitato a largo Ravizza. Non sentiamo il bisogno di questo ulteriore scempio. Dopo aver percorso viale Trastevere, arriviamo a largo Argentina. Ci chiediamo che senso ha un capolinea davanti a uno dei teatri più belli di Roma. Se lo chiedono anche i turisti, che in quella zona abbondano.

Sono passati undici anni e tre sindaci, Rutelli, Veltroni e Alemanno. Il primo aveva perfino poteri speciali per il Giubileo del 2000. In undici anni, in un paese del Terzo Mondo s’inaugurano tre o quattro linee di metropolitana. A Roma non sono riusciti a portare il tram da largo Argentina a Termini, distanza 2,5 (due virgola cinque) km.

Abbiamo assistito a veti della Sovrintendenza sull’antistorico tram a via Nazionale, sui cavi di alimentazione che deturperebbero i palazzi, dimenticando che via Nazionale è nata col tram, che l’ha percorsa fino al 31 dicembre 1929. Abbiamo sentito scuse che parlavano delle due curve in salita di via IV Novembre, dimenticando che a Roma i tram passano da ottant’anni per via Aldrovandi, dove la pendenza e le curve sono anche maggiori. Niente, si continua a preferire la strada trafficata, usata come via di scorrimento per macchine e autobus.

Abbiamo letto varie proposte, tra cui quella di far passare il tram per via Cavour, proveniente da via dei Fori Imperiali. E ci sembra ancora più strano che la Sovrintendenza conceda i Fori se si era opposta a via Nazionale.

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Mi sembra buona questa proposta dell’Ing. Formigari, che propone un percorso alternativo, sempre su via Cavour, ma passando da tutt’altra parte: “Ripristino del binario su via Nicola Salvi, via degli Annibaldi, via Cavour, via Giovanni Lanza, largo Brancaccio fino a raggiungere piazza Vittorio e intradamento di una linea tramviaria (non necessariamente dell’8 che potrebbe restare a piazza Argentina) da via del Casaletto a viale di Trastevere e poi fino al Colosseo e alla stazione.”.

Ci pare una proposta sensata, perché ha il merito di non passare né su via Nazionale né su via dei Fori Imperiali, tuttavia bisogna ricordare la situazione incresciosa in cui versa via Cavour: doppia fila imperante su entrambi i lati, bus turistici che creano problemi a non finire (vietati, vietatissimi, secondo le ultime grida!), cafonaggine generale.

Le soluzioni per via Cavour per me sono tre:

  • Mettersi in testa che soltanto con un controllo ferreo delle strade, via le doppie file e i bus turistici, si può far passare il tram in sicurezza per le strette strade del Centro.
  • Dotare i Cityway di cannoncini gar e stabilire un punteggio per ogni auto, Suv, bus turistico fatto saltare in aria samuel. E’ la soluzione che preferisco, più violenta e gratificante, per citare il Sommo Zotnam (PKNA, bei tempi quelli!grover) .
  • Smetterla di racontar cazzate e dire chiaramente che si vuole il Centro invaso dalle macchine e che le strade come via Cavour, via Nazionale e Corso Vittorio sono e resteranno sempre strade di scorrimento per cafoni motorizzati.

TVA: Termini – Vaticano – Aurelio

Il tram 8 fino a Termini sarebbe stato propedeutico alla TVA.

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La linea TVA, Termini-Vaticano-Aurelio era un progetto complementare a quello dell’8. Quest’ultimo, prolungato fino alla Stazione Termini sarebbe stasto l’inizio della linea, che avrebbe transitato per via Nazionale, piazza Venezia, Largo Argentina, Corso Vittorio, Mura Vaticane vicino a Porta Cavalleggeri, via Gregorio VII, Circonvallazione Aurelia, piazza Irnerio, Circonvallazione Cornelia, con capolinea a piazza dei Giureconsulti. Una bella linea tranviaria, non c’è dubbio gar. E’ certo invece che anche questa è rimasta sulla carta.

Se la TVA e l’8 fossero state realizzate, avremmo avuto un po’ di sollievo per l’affollata metro A, con un’alternativa valida nel tratto Termini – Ottaviano, in attesa della Metro C, e anche nel tratto successivo fino a Cornelia, dove piazza dei Giureconsulti era stata attrezzata per ospitare il capolinea del tram. Senza contare le vie larghe, con il tram che avrebbe circolato in una comoda corsia preferenziale.

Certo, due nuove linee di tram non s’improvvisano. In una città che pensa al futuro sarebbero state una sfida da raccogliere con entusiasmo. Avremmo dovuto acquistare nuovi tram, per mantenere la frequenza delle corse costante; predisporre un nuovo deposito adatto, in modo da fornire supporto logistico ai mezzi, senza costringerli ad attraversare mezza Roma per entrare in servizio; regolare i percorsi degli autobus: abolire le linee che si sovrappongono al tram, lasciando quelle che fanno altri percorsi, in modo da redistribuire i flussi dei passeggeri; studiare le coincidenze con le fermate della metro: a piazza Venezia, Chiesa Nuova e a via della Conciliazione arriverà la Metro C (a Venezia speriamo anche la D).

Addirittura, legato al progetto della TVA, c’era anche una deviazione verso piazza Risorgimento, che avrebbe incontrato i binari del 19, restituendo a Roma la Circolare che manca dal 1975. Avrebbe fatto la felicità di molti romani e di molti turisti. Bisognerà pur darlo un buon motivo per tornare a Roma, una città dove l’italica genìa di chiagni e futti evasori fiscali, ben rappresentata da tassisti e ristoratori, gioca a chi è più bravo a fottere il portafogli al turista straniero di turno.

“Liberemo il Centro dalle macchine”, ci hanno ripetuto per anni come un mantra. Le automobili, e gli autobus, non spariscono con la bacchetta magica: bisogna iniziare dall’oggi per poter raccogliere frutti futuri. Portare un gran flusso di passeggeri verso il Centro con la metro, con poche fermate; trasportarli in modo più capillare col tram e poi con autobus elettrici. Non è una colpa separare i flussi di viaggiatori maestro. E naturalmente costruire parcheggi, per mettere le auto sotto terra, come si fa nel mondo civile.

Non so se con queste parole sarò riuscito a convincere chi ancora blatera contro il tram a via Nazionale, e perfino contro la fermata della Metro C a piazza Venezia, ma perlomeno avrà di che riflettere.

Vista la popolarità di questi due articoli di erudizione tranviaria, vi segnalo le discussioni romane, dal forum SkyScrapercity: cercate in particolare le discussioni su Roma, sulla Metropolitana e sul Trasporto Pubblico.

Direi che per ora può bastare. Per un altro po’ ancora, alla prossima.


Sciopero Contro il Decreto Alfano

Luglio 14, 2009

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No al Decreto Alfano, che imbavaglia la Rete! grover


14 Luglio: Sciopero dei Blog contro il Decreto Alfano

Luglio 6, 2009

logobavaglioNetwork

Riporto dalla pagina di Diritto alla Rete. L’appello è opera di Alessandro Gilioli, Guido Scorza e Enzo Di Frenna.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.

Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto.

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.


Intercettazioni: Obbligo di Rettifica e Libertà di Opinione

Giugno 12, 2009

Il decreto legge sulle intercettazioni appena approvata dalla Camera con la fiducia, ovvero senza possibilità di discussione, è una grave minaccia per la sicurezza dei cittadini italiani, e anche per la libertà di informazione e di opinione su Internet.

Questa legge, con tutte le limitazioni temporali, renderà la vita facile a mafiosi, trafficanti, pedofili, stupratori, oltre a tutta la schiera di politici, amministratori, dirigenti e pijanculo vari che potranno fare i loro comodi alle spalle della gente perbene, tanto dopo due mesi non potranno più essere intercettati.

Su questo articolo di Repubblica, alcune delle magagne che non avremmo mai saputo con questa legge bavaglio, mentre su quest’altro, il procuratore di Torino Giancarlo Caselli definisce la legge come “devastante” per la sicurezza dei cittadini.

Non si capisce come i leghisti abbiano potuto votare una porcata simile. Ma questo è il governo che taglia i fondi alla polizia e istituisce quella buffonata delle ronde e che manda i militari a prendere il sole nelle città. Dulcis in fundo vorrei conoscere nomi e cognomi dei disonorevoli dell’opposizione (opposizione?) che hanno votato a favore di questa vergogna.

E ora veniamo al pericolo che corrono la libertà di informazione e di opinione su Internet.

Punto Informatico ha pubblicato ieri un articolo dettagliato sull’obbligo di rettifica, da parte dei gestori di siti informatici. Vuol dire che, chiunque potrà inviare una lettera a blog, siti personali, Facebook, YouTube e ogni altro social network per chiedere la rettifica di quello che c’è scritto, a suo insindacabile giudizio. E se non lo si fa si rischia una multa dai 7.500 ai 12.500 euro. E chi ci garantisce sull’identità di chi invia la mail?

Cosa preannuncia questo? Preannuncia l’obbligo di registrazione per chiunque voglia scrivere un parola su Internet. E dopo? Cominceranno a filtrare i server dai contenuti indesiderati, e poi ad arrestare i blogger non allineati, come si fa nella democratica Cina?

Penso a tutti i Blog Romani che con i loro articoli, le loro foto e le loro segnalazioni su situazioni di degrado e disagio hanno messo in difficoltà i capetti di partito locali, costringendoli a intervenire sul serio su quelle situazioni, invece che voltarsi dall’altra parte.

Chi è che proteggerà quei blog dai pijanculo dei capetti locali che li tempesteranno di obblighi di rettifica? E i commenti? Avremo anche le rettifiche dei commenti o la rettifica delle rettifica? La verità è che questo governo e quello precedente hanno paura di Internet e di chi vi scrive, perché è l’unica fonte ancora libera di informazione.

Chi è che stabilisce cosa è vero e cosa è falso? Chi è che stabilisce dove finisce il fatto e inizia l’opinione? Tutto questo è lasciato a diritto insindacabile di chi si sente offeso, senza neppure bisogno di consultare la Magistratura. Che cosa vi ricorda? A me ricorda i tribunali del popolo, di quel gran paese che è stato l’Unione Sovietica, con le purghe, le fucilazioni e le deportazioni nei gulag. E non sono nemmeno stupito: il nano che ha da sempre tuonato tuonato contro i Comunisti, non poteva, per una sorta di amore represso, ammirarli in segreto.

Per quanto mi riguarda, continuerò a informarvi come sempre, a raccontarvi i fatti per quello che sono, a recarmi sul posto a scattare foto. Continuerò a farlo o non sarò più Kenpachi.

Sarebbe bello che tutti i Blog Romani dedicassero una pagina a questa notizia, ognuno con lo stile e le parole che preferisce. La situazione è seria, e anche grave.


Brache Calate Davanti al Terrorista Gheddafi

Giugno 10, 2009

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Sarebbe stato bello se avessimo accolto quel mentecatto terrorista, antisemita e bugiardo di Gheddafi, col saluto fascista. Quello stesso fascismo che lui critica tanto e che è lo stesso con cui tiranneggia il suo paese.


Nuovo Capolinea del Tram 2 a Flaminio

Giugno 8, 2009

Questo articolo è comparso sull’edizione romana del Corriere della Sera del 7 giugno 2009.

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La linea 2 del tram fa servizio da piazzale Flaminio a piazza Mancini, capolinea di molte linee di autobus a Roma Nord. E’ quasi una metropolitana di superficie nonostante non abbia semafori sincronizzati e paline elettroniche. Queste ultime, dopo essere state lasciate marcire guaste per anni, sono state sostituite qualche mese fa.

A quanto pare questo nuovo capolinea si farà. Stanno distribuendo dei volantini in cui spiegano come e dove saranno svolti i lavori.

Di quest’opera inutile non sentivamo affatto la necessità. Si annunciano, sulla carta, dodici mesi di lavori, in cui la linea 2 sarà esercitata con autobus. Un’altra linea, che funzionava bene, ridotta ad autobus, dopo la vergogna del 3.

Nell’articolo si parla di quartiere finalmente riunito: non capisco come una linea tranviaria possa dividere un quartiere; semmai il contrario, il tram unisce più punti di un quartiere lungo e popoloso come il Flaminio. Verranno eliminate le barriere in ferro battuto, speriamo sostituite da cordoli in marmo bianco, ben visibili anche ai motocoglioni. Proseguiamo con l’articolo e cominciano a scoprirsi gli altarini.

Apprendiamo che quando la linea fu costruita nel 1990, i residenti protestarono (e quano mai succede il contrario?), e adesso, dopo diciannove l’avranno vinta. Non sono contrario ai parcheggi, anzi!, se sono fatti con criterio (non i famigerati angoloni) e servono a liberare la strada ben vengano, ma qui sembra proprio che il tram sia un incomodo.

Il tram diventerà una “navetta”: tutti fissati con questa “navetta”, come se non lo fosse già! L’unica cosa che dovrebbe essere fatta, ovvero sincronizzare i semafori con il passaggio del tram e rimettere paline elettroniche funzionanti non viene fatta.

Si parla di nuovi tram. L’unica cosa certa certa è che le vecchie e affibabili Stanga, monodirezionali, non potranno più circolare sul 2, lsciando la line alle Socimi, che verranno usate in modo bidirezionale, sperando siano altrettanto affidabili. E diciamo addio anche ai rinforzi per lo stadio, su via Flaminia, sempre effettuati con le Stanga.

Piazzale Flaminio verrà liberato dal tram diventerà un’isola pedonale. Non si capisce che male fa il tram, e neppure come diventerà isola pedonale, con davanti quel pozzo nero di traffico del Muro Torto. E le linee di autobus come passeranno su via Flaminia? Ricordiamo poi che quando la linea venne inaugurata i suoi binari arrivavano fino all’ingresso della ferrovia Roma Nord. Il tram non c’è mai arrivato per presunti motivi di sicurezza, i binari sono stati smantellati, ma le bancarelle e la feccia assortita che offrono uno spettacolo indegno di una città civile, sono ancora lì.

Ci saranno disagi. Questo è certo grover. Pensano di sostituire un tram con gli autobus. Ma quanti ne hanno, se anche il 3 è ridotto a bus?! Ipotizzando anche solo mille passeggeri al giorno, moltiplicati per un anno fanno un bel numero. Parlano di riqualificazione, ma non si capisce di cosa, visto che il tram funziona già bene. Per far contento qualche residente e qualche commerciante si creeranno disagi a migliaia e migliaia di utenti.

E se facessero un capolinea con flesso a X davanti a piazza della Marina, limitando lì le corse? Troppo semplice? Unico contentino potrebbe essere la promessa linea tranviaria, durante i lavori, da piazza Mancini a Risorgimento, una linea di cui si era parlato già nel 2000, e che avrebbe dovuto chiamarsi 7. Secondo me sarebbe utile se collegasse anche il capolinea di piazza Thorwaldsen, evitando attese a chi deve recarsi al Flaminio o a Prati, costretto ad aspettare il 19.

Aggiornamento dal Sito dell’Atac

22 lug – Inizieranno la prossima settimana i lavori per il nuovo capolinea tramviario di piazzale Flaminio, cantiere che determinerà ulteriori cambiamenti per il servizio delle linee 2 e 19 già modificate dai primi giorni di luglio, nelle modalità o nel servizio, per i lavori in corso sui binari di via Azuni e nel quartiere Parioli.

Da lunedì 27 luglio, la linea 2 si trasformerà in collegamento bus per tutta la durata dei lavori necessaria a realizzare il nuovo capolinea. Il percorso in vigore tutti i giorni manterrà i capolinea di piazzale Flaminio e piazza Mancini; in direzione del primo, i bus transiteranno per viale Pinturicchio, via Pannini, via Guido Reni, via Flaminia, piazzale delle Belle Arti, via Flaminia, piazzale della Marina, via Domenico Azuni, via Emanuele Gianturco, via Giovanni Battista Vico sino a piazzale Flaminio. Al ritorno, percorso su via Flaminia, piazzale delle Belle Arti, viale Tiziano, piazza Cardinal Consalvi, via Pinturicchio e piazza Mancini.

Le fermate della linea 2 da piazzale Flaminio a piazza Mancini.

Andata: piazzale Flaminio, piazza della Marina, via Flaminia (prima di via di Villa Giulia), viale Tiziano, via Ankara, tre fermate su viale Tiziano, via Flaminia (dopo piazza Cardinal Consalvi) e piazza Mancini.

Ritorno: piazza Mancini, via Giovanni Paolo Pannini, via Guido Reni, tre fermate su via Flaminia, piazza della Marina, via Emanuele Gianturco e piazzale Flaminio.

Con l’avvio dei lavori a piazzale Flaminio la linea 19 cambierà di nuovo capolinea durante il giorno. Dallo scorso 6 luglio, infatti, i tram in arrivo da Centocelle non raggiungono il capolinea di piazza Risorgimento ma limitano le corse a piazzale Flaminio: da lunedì prossimo, dall’inizio del servizio alle 20,30, i tram arretreranno ulteriormente il capolinea a piazza Mancini. Dalle 20,30, dal lunedì al venerdì e nei soli giorni feriali, i tram della 19 continueranno a viaggiare tra Centocelle e Porta Maggiore, sostituiti poi da qui a piazza Risorgimento con un collegamento bus.

Sempre peggio!

Aggiornamento Settembre 2009: per rimediare all’immensa vaccata della sospensione della linea 2 per tutta la durata dei lavori, l’Atac ha istituito la linea 2D, 2 deviata, che andrà da piazza Mancini a piazza Risorgimento. Questa linea non è altro che la linea 7 di cui si parlava nell’ormai lontano 2000, e mai realizzata.

La linea 2D partirà da piazza Mancini e farà lo stesso percorso del 2 fino a piazza della Marina. Qui, a circa 400 m da piazzale Flaminio, effettuerà la svolta per via D. A. Azuni, per proseguire verso piazza Risorgimento, seguendo lo stesso percorso del 19. La linea sarà servita da otto vetture dal lunedì al venerdì, sette il sabato e sei la domenica. Prevedo che in qualche modo tornerà utile e auspico che venga mantenuta anche dopo la fine dei lavori a piazzale Flaminio.

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Il cantiere in piazzale Flaminio e in via Flaminia. La fermata del 2D in via Azuni. Via Gianturco e via Vico “liberate” dai binari del tram. Al loro posto una sessantina di parcheggi, e disagi per migliaia di utenti del trasporto pubblico.


4 Giugno 1944 – 4 Giugno 1989

Giugno 4, 2009

Il 4 giugno 1944 le truppe alleate entravano a Roma, liberandola dal Nazismo. Era stato un anno tremendo, quello tra il 1943 e il 1944. I bombardamenti che causarono migliaia di vittime, la caduta del Fascismo, l’Armistizio dell’8 settembre, la resistenza a Porta San Paolo, da parte di miltari e gente comune, la fuga del re codardo Vittorio Emanuele III, la deportazione degli ebrei del Ghetto, l’inutile attentato di via Rasella e il massacro delle Fosse Ardeatine.

Ognuno di noi, tramite i suoi nonni, ha ricordi indiretti di quel periodo. I miei nonni, ad esempio, scamparono fortunosamente al bombardamento del 19 luglio del 1943. Un signore che era bambino, ricorda che venne svegliato dagli Americani, che gli tirarono delle caramelle, mentre era addormentato su un tram.

Non tutti sanno che il 4 giugno del cittadini romani fecero un voto alla Madonna che li liberasse dall’occupazione nazista. Furono esauditi. A ricordo di quella preghiera non resta soltanto il nuovo Santuario del Divino Amore, ma anche numerose edicole dedicate a Maria, agli angoli dei palazzi, sparse un po’ per tutta Roma. All’Esquilino, ce n’è una all’inizio di via Carslo Felice; un’altra è a via Taranto, all’incrocio con via Pescara.

Facciamo un salto temporale e spaziale. Siamo a Piazza Tienanmen, le truppe cinesi stanno massacrando gli studenti che chiedono democrazia e riforme.

Lo stesso giorno, due date lontane, lo stesso desiderio di libertà.


Incivili Imbrattatori Elettorali

Maggio 19, 2009

I Blog Romani si mobilitano contro i manifesti elettorali abusivi. Armati di macchina fotografica, raccolgono testimonianze su candidati e partiti che imbrattano i muri e strade della nostra città.

Nelle foto potete i muri del Provveditorato, angolo Via Conte Verde/Viale Manzoni, imbrattati da una schiera di manifesti elettorali abusivi. Ce n’è per tutti: destra, sinistra, centro. Antoniozzi, Sgrena, Buontempo, Gualtieri, Cioffredi, Di Pietro, Angelilli, Cutrufo, Pallone, e chi più ne ha più ne metta. In altre parti di Roma ho visto affissioni così spesse, che raggiungevano i dieci centimetri di spessore.

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