Per Ora, Addio

Agosto 3, 2009

Era da qualche mese che ci pensavo: prendere una pausa dalle “questioni romane” e smetterla di occuparmi di Roma e dei suoi mille problemi.

La pausa sarà più lunga di una sosta estiva. Sono contento di essere arrivato fin qui con le mie parole e le mie immagini, ma da un po’ di tempo mi sento stanco e deluso. Troppe volte, Roma mi sembra un deserto di degrado e confusione, in grado di spezzare anche la mente più forte. Non puoi continuare a lottare, quando sei stanco dentro.

Due anni fa, quando ho iniziato a scrivere su questo blog, non avevo la minima idea di dove sarei andato a parare. Poi gli argomenti e le parole sono venuti da soli.

Ho imparato che i lettori vogliono notizie e fatti esposti in modo chiaro: i romani vivono la loro città in modo più diretto di quanto noi stessi possiamo immaginare; ci fanno domande e cercano soluzioni ai loro problemi, che non troverebbero altrove, per le vie ufficiali.

Ho maturato una visione della politica meno partigiana, adolescenziale e gridata. Occupandomi spesso di trasporto pubblico, a cui ho dedicato i miei ultimi due sforzi, non ho potuto ignorare la sequela di promesse disattese, roboanti proclami e cazzate allucinanti, fatte dalla Sinistra, la parte politica che ho sempre votato, facendo finta di non vedere e sentire, anche perché la Destra, per troppi anni, è stata impresentabile.

Roma necessita unità sulle grandi questioni: sicurezza, trasporti, solidarietà, pulizia, immigrazione. E’ inutile usare questi argomenti come clave, per colpire l’avversario politico, specie se quando si era al governo o all’opposizione non si è mai fatto nulla, anzi ci si è messi di traverso per il puro gusto di farlo. E noi abitanti non siamo da meno, basta pensare a tutte le volte che comitati di quartiere e residenti hanno bloccato progetti di trasporto pubblico, per rendersi conto che questa città manca ancora di un forte tessuto sociale, se c’è mai stato.

Sempre più ho la consapevolezza che questa città si è espansa in modo sproporzionato e sconsiderato, ostaggio di bande di palazzinari e affaristi, che l’hanno devastata a partire dal Secondo Dopoguerra. Troppe zone periferiche abbandonate a se stesse, soprattutto negli ultimi quindici anni. Troppi vecchi lasciati soli e troppi giovani senza uno spazio per giocare. Deserti urbani che generano angoscia, solitudine, incertezza e insieme fanno nascere la paura.

Ho imparato che Roma inizia appena fuori dalla porta di casa, ma non ci sono arrivato subito. Anni fa, ormai un bel po’ di anni fa, durante un Primo Maggio ebbi la tentazione di lasciare la mia bottiglia di birra in mezzo alla strada, in compagnia di tante altre. Un ragazzo del nostro gruppo, poco più grande di me, mi impedì di farlo, e fu così che la buttai in un bidone. Ricordo sempre con gratitudine quel buon esempio, di un ragazzo come me.

E’ arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti.

Grazie ai lettori e al loro tempo speso nella lettura di queste pagine, senza i quali sarebbe venuta meno la necessità di scrivere e informare.

Anche al signore che consiglia di fottermi, e continua con la solita menata di Roma città più bella del mondo e propugna le Olimpiadi nel 2020. Caro signore, voglio tranquillizzarla, lo farò non appena avrò il tempo. Per quanto riguarda i due punti successivi, Roma sarà la più bella città del Terzo Mondo, quando ci saremo liberati dai cafoni in Smart e in Suv, quando assisteremo alla fustigazione sulla pubblica piazza dei terroristi che imbrattano i muri, quando ristoratori e tassisti la smetteranno di fottere i turisti. Potrei continuare, ma spero che lei abbia compreso che la strada per trasformare la Capitale in una ordinata e pulita città africana, del Primo Mondo insomma, è ancora molta lunga. Basterebbe poi ricordare i precedenti di Italia ‘90 e del Giubileo del 2000 (il Graande Giubbileo der Dumila, secondo la pretaglia vaticana), e le Promesse di Ferro del duo Rutelli-Veltroni, per preferire cento mazzate sulle palle al giorno, alle Olimpiadi. A proposito, Milano con l’Expo 2015 sta dimostrando che si può fare peggio di Roma. Coraggio, faccio il tifo per voi! grover

Per ultimi i compagni di strada, quelli che ho letto più spesso e con piacere.

Il Degrado di Roma, il padre di tutti noi Blog Romani, che è stato l’impulso per iniziare a scrivere; Degrado Esquilino, mutande di ferro, mi raccomando, e non t’incazzare troppo, che fa male al fegato, e chissà che prima o poi non ci s’incontri in giro a Santa Croce; Migliora Roma, grazie per le tue idee, sarebbe bello avere una Capitale a misura di bambino; Transenna, maestro di parole, a cui lancio l’idea di una mostra sul famigerato e moderno arredo urbano, da tenersi al Maxxi, una volta che sarà pronto; Circondati e Bisco, che la satira e l’ironia siano sempre con voi; il saggio Roma Cogitans, che sarebbe bello riavere tra noi, ma di cui ora comprendo l’amarezza; Les e gli amici di Riprendiamoci Roma, per me Nobel per la Pace 2009 “per l’impegno, la costanza e la pazienza dedicati alla pulizia delle strade e dei muri della Capitale”; Esquilino’s Weblog, è uno sporco lavoro vivere nel nostro rione, ma qualcuno deve pur farlo; tutti gli altri Blog Romani, che ormai sono tanti, di ogni parte di Roma, e questo non può che far piacere.

Per ora, addio

kenpachi


Le Tranvie Mai Realizzate a Roma – Prima Parte

Luglio 22, 2009

La chiamavano Cura del Ferro: la costruzione di nuove metropolitane, ferrovie urbane e tranvie avrebbe dovuto migliorare il trasporto pubblico di Roma, diminuendone il traffico. Era uno dei cavalli di battaglia del duo Rutelli-Veltroni. In quindici anni, anno più, anno meno, sono state realizzate 5 (cinque) fermate della Metro A e un aborto di tranvia, l’8 da Casaletto a largo Argentina.

Potremmo parlare delle stazioni ferroviarie mai utilizzate e lasciate abbandonate o dei cantieri della Metro C che hanno aperto solo nel 2007 (“Per il metro’ C resta poco tempo”, Corriere della Sera del 15 aprile 1996!! grover, uno dei tanti articoli pieni di cazzate sulla metro C), ma vogliamo occuparci solo delle tranvie mai costruite. Gli annunci di nuove linee di tram si sono susseguiti alla stessa velocità con cui finivano nel dimenticatoio. In attesa delle future metropolitane, le tranvie mai realizzate avrebbero arrecato un po’ di sollievo in alcune zone della città, senza contare i benefici per il turismo.

Linea 8: Termini – Casaletto

L’8 così com’era stato progettato avrebbe riportato il tram in Centro, lungo via Nazionale e fino alla Stazione Termini, dopo 68 anni di lontananza, dal 1930, per la Riforma Tranviaria. Nel 1998 viene inaugurata la tratta da Casaletto a largo Argentina, con l’auspicio che avesse potuto arrivare alla Stazione Termini a breve. Sono passati undici anni e il tram 8 ferma ancora al capolinea “provvisorio” davanti al Teatro Argentina. (In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio, Giuseppe Prezzolini  maestro).

A ben vedere, la costruzione della tranvia era stata accompagnata da polemiche politiche (come ti sbagli!) e decisioni discutibili. Sparizioni di linee autobus che avrebbero potuto accompagnarsi al tram; abolizione del 13, la linea che da largo Preneste portava fino a piazza San Giovanni di Dio e la promessa di fare 17 fermate in 18 minuti lolz. Senza contare poi l’utilizzo di vetture, i Cityway I e soprattutto i Cityway II, che mal si adattano alle salite romane, e alle foglie di platano che non vengono mai spazzate via dai binari.

Partiamo dall’altra estremità della linea: il capolinea a Casaletto, che sorge su uno strapiombo al termine della Circonvallazione Gianicolense. Nel 2001 c’è stato un grave incidente: un tram non si è fermato ed è precipitato, con 27 feriti. Sarebbe bastato poco per portare la linea fino a via di Bravetta, lungo via Silvestri, una soluzione più comoda e più sicura per gli utenti. Scendiamo più giù, a piazza San Giovanni di Dio, antico capolinea del 13. Da dieci anni, voci ricorrenti parlano di una urgente grover risistemazione del mercato che sta sulla piazza. In questo malaugurato caso l’8 verrebbe limitato a largo Ravizza. Non sentiamo il bisogno di questo ulteriore scempio. Dopo aver percorso viale Trastevere, arriviamo a largo Argentina. Ci chiediamo che senso ha un capolinea davanti a uno dei teatri più belli di Roma. Se lo chiedono anche i turisti, che in quella zona abbondano.

Sono passati undici anni e tre sindaci, Rutelli, Veltroni e Alemanno. Il primo aveva perfino poteri speciali per il Giubileo del 2000. In undici anni, in un paese del Terzo Mondo s’inaugurano tre o quattro linee di metropolitana. A Roma non sono riusciti a portare il tram da largo Argentina a Termini, distanza 2,5 (due virgola cinque) km.

Abbiamo assistito a veti della Sovrintendenza sull’antistorico tram a via Nazionale, sui cavi di alimentazione che deturperebbero i palazzi, dimenticando che via Nazionale è nata col tram, che l’ha percorsa fino al 31 dicembre 1929. Abbiamo sentito scuse che parlavano delle due curve in salita di via IV Novembre, dimenticando che a Roma i tram passano da ottant’anni per via Aldrovandi, dove la pendenza e le curve sono anche maggiori. Niente, si continua a preferire la strada trafficata, usata come via di scorrimento per macchine e autobus.

Abbiamo letto varie proposte, tra cui quella di far passare il tram per via Cavour, proveniente da via dei Fori Imperiali. E ci sembra ancora più strano che la Sovrintendenza conceda i Fori se si era opposta a via Nazionale.

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Mi sembra buona questa proposta dell’Ing. Formigari, che propone un percorso alternativo, sempre su via Cavour, ma passando da tutt’altra parte: “Ripristino del binario su via Nicola Salvi, via degli Annibaldi, via Cavour, via Giovanni Lanza, largo Brancaccio fino a raggiungere piazza Vittorio e intradamento di una linea tramviaria (non necessariamente dell’8 che potrebbe restare a piazza Argentina) da via del Casaletto a viale di Trastevere e poi fino al Colosseo e alla stazione.”.

Ci pare una proposta sensata, perché ha il merito di non passare né su via Nazionale né su via dei Fori Imperiali, tuttavia bisogna ricordare la situazione incresciosa in cui versa via Cavour: doppia fila imperante su entrambi i lati, bus turistici che creano problemi a non finire (vietati, vietatissimi, secondo le ultime grida!), cafonaggine generale.

Le soluzioni per via Cavour per me sono tre:

  • Mettersi in testa che soltanto con un controllo ferreo delle strade, via le doppie file e i bus turistici, si può far passare il tram in sicurezza per le strette strade del Centro.
  • Dotare i Cityway di cannoncini gar e stabilire un punteggio per ogni auto, Suv, bus turistico fatto saltare in aria samuel. E’ la soluzione che preferisco, più violenta e gratificante, per citare il Sommo Zotnam (PKNA, bei tempi quelli!grover) .
  • Smetterla di racontar cazzate e dire chiaramente che si vuole il Centro invaso dalle macchine e che le strade come via Cavour, via Nazionale e Corso Vittorio sono e resteranno sempre strade di scorrimento per cafoni motorizzati.

TVA: Termini – Vaticano – Aurelio

Il tram 8 fino a Termini sarebbe stato propedeutico alla TVA.

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La linea TVA, Termini-Vaticano-Aurelio era un progetto complementare a quello dell’8. Quest’ultimo, prolungato fino alla Stazione Termini sarebbe stasto l’inizio della linea, che avrebbe transitato per via Nazionale, piazza Venezia, Largo Argentina, Corso Vittorio, Mura Vaticane vicino a Porta Cavalleggeri, via Gregorio VII, Circonvallazione Aurelia, piazza Irnerio, Circonvallazione Cornelia, con capolinea a piazza dei Giureconsulti. Una bella linea tranviaria, non c’è dubbio gar. E’ certo invece che anche questa è rimasta sulla carta.

Se la TVA e l’8 fossero state realizzate, avremmo avuto un po’ di sollievo per l’affollata metro A, con un’alternativa valida nel tratto Termini – Ottaviano, in attesa della Metro C, e anche nel tratto successivo fino a Cornelia, dove piazza dei Giureconsulti era stata attrezzata per ospitare il capolinea del tram. Senza contare le vie larghe, con il tram che avrebbe circolato in una comoda corsia preferenziale.

Certo, due nuove linee di tram non s’improvvisano. In una città che pensa al futuro sarebbero state una sfida da raccogliere con entusiasmo. Avremmo dovuto acquistare nuovi tram, per mantenere la frequenza delle corse costante; predisporre un nuovo deposito adatto, in modo da fornire supporto logistico ai mezzi, senza costringerli ad attraversare mezza Roma per entrare in servizio; regolare i percorsi degli autobus: abolire le linee che si sovrappongono al tram, lasciando quelle che fanno altri percorsi, in modo da redistribuire i flussi dei passeggeri; studiare le coincidenze con le fermate della metro: a piazza Venezia, Chiesa Nuova e a via della Conciliazione arriverà la Metro C (a Venezia speriamo anche la D).

Addirittura, legato al progetto della TVA, c’era anche una deviazione verso piazza Risorgimento, che avrebbe incontrato i binari del 19, restituendo a Roma la Circolare che manca dal 1975. Avrebbe fatto la felicità di molti romani e di molti turisti. Bisognerà pur darlo un buon motivo per tornare a Roma, una città dove l’italica genìa di chiagni e futti evasori fiscali, ben rappresentata da tassisti e ristoratori, gioca a chi è più bravo a fottere il portafogli al turista straniero di turno.

“Liberemo il Centro dalle macchine”, ci hanno ripetuto per anni come un mantra. Le automobili, e gli autobus, non spariscono con la bacchetta magica: bisogna iniziare dall’oggi per poter raccogliere frutti futuri. Portare un gran flusso di passeggeri verso il Centro con la metro, con poche fermate; trasportarli in modo più capillare col tram e poi con autobus elettrici. Non è una colpa separare i flussi di viaggiatori maestro. E naturalmente costruire parcheggi, per mettere le auto sotto terra, come si fa nel mondo civile.

Non so se con queste parole sarò riuscito a convincere chi ancora blatera contro il tram a via Nazionale, e perfino contro la fermata della Metro C a piazza Venezia, ma perlomeno avrà di che riflettere.

Vista la popolarità di questi due articoli di erudizione tranviaria, vi segnalo le discussioni romane, dal forum SkyScrapercity: cercate in particolare le discussioni su Roma, sulla Metropolitana e sul Trasporto Pubblico.

Direi che per ora può bastare. Per un altro po’ ancora, alla prossima.


Sciopero Contro il Decreto Alfano

Luglio 14, 2009

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No al Decreto Alfano, che imbavaglia la Rete! grover


4 Giugno 1944 – 4 Giugno 1989

Giugno 4, 2009

Il 4 giugno 1944 le truppe alleate entravano a Roma, liberandola dal Nazismo. Era stato un anno tremendo, quello tra il 1943 e il 1944. I bombardamenti che causarono migliaia di vittime, la caduta del Fascismo, l’Armistizio dell’8 settembre, la resistenza a Porta San Paolo, da parte di miltari e gente comune, la fuga del re codardo Vittorio Emanuele III, la deportazione degli ebrei del Ghetto, l’inutile attentato di via Rasella e il massacro delle Fosse Ardeatine.

Ognuno di noi, tramite i suoi nonni, ha ricordi indiretti di quel periodo. I miei nonni, ad esempio, scamparono fortunosamente al bombardamento del 19 luglio del 1943. Un signore che era bambino, ricorda che venne svegliato dagli Americani, che gli tirarono delle caramelle, mentre era addormentato su un tram.

Non tutti sanno che il 4 giugno del cittadini romani fecero un voto alla Madonna che li liberasse dall’occupazione nazista. Furono esauditi. A ricordo di quella preghiera non resta soltanto il nuovo Santuario del Divino Amore, ma anche numerose edicole dedicate a Maria, agli angoli dei palazzi, sparse un po’ per tutta Roma. All’Esquilino, ce n’è una all’inizio di via Carslo Felice; un’altra è a via Taranto, all’incrocio con via Pescara.

Facciamo un salto temporale e spaziale. Siamo a Piazza Tienanmen, le truppe cinesi stanno massacrando gli studenti che chiedono democrazia e riforme.

Lo stesso giorno, due date lontane, lo stesso desiderio di libertà.


Incivili Imbrattatori Elettorali

Maggio 19, 2009

I Blog Romani si mobilitano contro i manifesti elettorali abusivi. Armati di macchina fotografica, raccolgono testimonianze su candidati e partiti che imbrattano i muri e strade della nostra città.

Nelle foto potete i muri del Provveditorato, angolo Via Conte Verde/Viale Manzoni, imbrattati da una schiera di manifesti elettorali abusivi. Ce n’è per tutti: destra, sinistra, centro. Antoniozzi, Sgrena, Buontempo, Gualtieri, Cioffredi, Di Pietro, Angelilli, Cutrufo, Pallone, e chi più ne ha più ne metta. In altre parti di Roma ho visto affissioni così spesse, che raggiungevano i dieci centimetri di spessore.

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Marco Tulli, un Attore di Santa Croce

Maggio 13, 2009

Tutti noi abbiamo visto i film di Don Camillo e Peppone. Abbiamo riso delle avventure del burbero prete di campagna alle prese con il testardo sindaco comunista. Tra i compagni di Peppone, due erano quelli che gli erano sempre accanto: il Brusco e lo Smilzo, interpretati da due grandi caratteristi, Saro Urzì e Marco Tulli. E’ di quest’ultimo che voglio parlarvi.

Marco Tulli nasce a Roma, il 20 novembre 1920. Abita a Santa Croce, in uno dei fabbricati dei Ferrovieri. La sua carriera da attore è iniziata alla fine degli anni quaranta. La sua figura alta e allampanata, il viso lungo e scavato, la voce profonda, lo hanno reso un caratterista molto richiesto, sia a teatro che al cinema.

Compare nei cinque film di Peppone e don Camillo, con Fernandel e Gino Cervi; nel film Mamma Mia che Impressione con Alberto Sordi, una spassosa commedia anni cinquanta, ambientata anche a Santa Croce, in uno dei palazzi di viale Carlo Felice; lavora con Bolognini, Lattuada, Salce e Zampa. Lo troviamo anche a teatro, con la rivista e in ruoli più impegnati: nel 1962 partecipa al Piccolo Teatro di Milano, con Giorgio Strehler.

Ha ruoli di comparsa in film come: Luci del Varietà, Vacanze Romane, Il Conte Max, Il Medico della Mutua, Nell’anno del Signore, Morte a Venezia. E’ stato attore anche in film commerciali e in serie televisive.

Marco Tulli muore il 20 marzo 1982, a Roma. Farà per sempre parte di quella lunga schiera di caratteristi, che ha fatto grande il cinema italiano.


Binari e Banchine Nuovi per il Tram a Manzoni

Maggio 11, 2009

A viale Manzoni, nel tratto tra via Emanuele Filiberto e via Labicana iniziano i lavori per la sostituzione dei binari del tram e il rifacimento delle fermate.

Partono ufficialmente domani gli interventi per il rifacimento dei binari e delle tre fermate del tram lungo viale Manzoni. Fino a fine agosto la corsia preferenziale resterà chiusa tra via Merulana e via Emanuele Filiberto e le linee 3 e 810 transiteranno ed effettueranno le fermate previste sulle corsie laterali dove, al fine di non intralciare il traffico, verra’ vietata la sosta su entrambi i lati. Il provvedimento sara’ pero’ effettivo solo da mercoledi’ perche’ il cantiere sara’ anticipato, a partire da domani mattina, da interventi di potatura degli alberi e finche’ non saranno terminati (al fine di renderne sicuro il passaggio) veicoli e bus potranno ancora percorrere la preferenziale.

Mercoledi’ prossimo, invece, gli operai inizieranno a recintare la corsia centrale, dando inizio ai lavori di smantellamento dei binari e delle banchine di fermata. Durante gli interventi, la soprintendenza archeologica assicurerà l’assistenza per intervenire in caso di ritrovamenti di particolare interesse storico-culturale. Il cantiere e’ stato predisposto in modo da consentire, nelle prime ore del mattino e in tarda serata, il passaggio delle vetture della linea 8 in uscita e in entrata dal deposito di Porta Maggiore.

I lavori consentiranno una riduzione dei rumori e delle vibrazioni provenienti dalla corsia preferenziale e l’aumento dei livelli di efficienza della linea tramviaria. Il progetto prevede anche una completa accessibilita’ per i diversamente abili e l’aumento degli standard di sicurezza per i passeggeri in attesa sulle banchine.

Mi preme ricordare che il tram 3 manca dai suoi binari dal 2005, causa lavori e mancanza di vetture, e che i binari sono su viale Manzoni dal lontano 1908.  Chi progettò la tranvia un secolo fa aveva più a cuore il trasporto pubblico, che le rovine che appestano il sottosuolo romano. Vediamo di evitare che i Mali Archeologici facciano quello che hanno fatto nel 2005 a via Labicana e nel 2009 a via Marmorata, con il blocco dei lavori per mesi, per qualche sasso sotto i binari.

Aggiornamento: un articolo comparso su Epolis di fine maggio. Spero proprio che non impieghino sette mesi per sostituire due binari su un tratto di strada lungo trecento metri.

epolis_manzoni_tram01 epolis_manzoni_tram02

Aggiornamento Ottobre 2009

La corsia è stata riaperta dopo sei mesi di lavori. Troppi per trecento metri di strada e tre banchine di fermata. Devo dire però che almeno i lavori sono decenti e le banchine fanno la loro bella figura.


I Maggio: il Concerto della Vergogna

Maggio 1, 2009

Buon senso avrebbe voluto che quest’anno il Concerto del I Maggio non si tenesse. A nemmeno un mese dal terremoto dell’Abruzzo, sarebbe stato un bel gesto, da parte dei sindacati, rinunciare a questo grosso carrozzone, che ormai con la Festa del Lavoro non c’entra più nulla, e donare i soldi ai terremotati.

Così non è stato. I sindacati, uno dei cancri di questo paese, che hanno avuto perfino il coraggio di lamentarsi perché mancavano i soldi per il loro concerto, e che avrebbe dovuto pensarci lo Stato, sono andati avanti imperterriti.

E così, eccoci di nuovo qui. Stavolta ci sarà il principe dei qualunquisti, tal Vasco Rossi (il re è quel cadavere di Celentano).

Non riesco a ricordare, e con me tutti residenti dellEsquilino e di San Giovanni, un Primo Maggio senza vie bloccate e sporche, scalmanati ubriachi e fatti, che pisciano e vomitano per strada (il puzzo resta per giorni, se non piove), ragazzini che dovrebbero stare a casa a studiare, bastonati dai genitori, che dovrebbero essere bastonati a loro volta, musica a tutto spiano.

Roba da mettersi alle finestre con l’olio bollente e il catrame, contro queste zecche infami e moleste.

Magari sarà per il prossimo anno.

Un aggiornamento: leggete il sagace articolo di Degrado Esquilino, Minzione d’onore per i consiglieri della sinistra, e tutto vi sarà odorosamente più chiaro. Il prossimo anno chiederò lo spingardino a zio Paperone, per salare gli infami pisciatori vomitanti.


Ricordo di Franco

Aprile 27, 2009

Franco è morto di Aids, all’inizio degli anni Novanta. Non l’ho mai conosciuto di persona. Quello che so di lui lo devo ad alcune lettere, pubblicate su qualche vecchio giornale parrocchiale, ormai parecchi anni fa.

Quand’è che un uomo muore davvero? Quando viene dimenticato. Voglio ricordare Franco con questa sua poesia, scritta durante la malattia:

Splendida notte, dove il sole e la luna

si inchinano e si scrutano pensieri altissimi,

splendida notte dove le stelle

giocando scrivono “Amore” nel grande cielo.

Splendida notte dove un cuore mi

accoglie, due braccia mi stringono

dove la paura sparisce,

dove la pace prende possesso del

mio cuore.


Tolti i Cordoli Arriva la Doppia Fila

Aprile 19, 2009

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Siamo in via Principe Eugenio, prima di Piazza Vittorio, nello stesso punto in cui un’automobilista ha travolto e ucciso una vecchia, metre passava sulla corsia preferenziale, protetta dai cordoli. Macchine in doppia fila, a destra e a sinistra.

Nel 2008, sfruttando le polemiche seguite alla morte di un motociclista, che aveva urtato un cordolo a via dell’Amba Aradam, il Comune ha deciso di rimuovere i cordoli e di sostituirli con le più sicure borchie.

Più sicure per gli stronzi che in motorino fanno lo slalom tra i tram e gli autobus, e quelli che parcheggiano in doppia fila, perché con le borchie basta che uno si allarghi, tanto del trasporto pubblico non ce ne frega un cazzo, né tantomeno della vita delle persone. Stronzi assassini che mettono a rischio la vita dei passeggeri dei mezzi pubblici, dei pedoni sulle strisce e anche degli automobilisti che vogliono rispettare il codice della strada.

Mi preme ricordare che i tram 5 e 14 e l’autobus 105 realizzano tra Porta Maggiore e la Stazione Termini un servizio quasi da metropolitana, contribuendo a decongestionare la metro A.

Spostiamoci in via Labicana. Stesso spettacolo increscioso documentato con sagacia e polemica da Degrado Esquilino.

Possiamo immaginare grossi guadagni da parte dei negozianti, ora che finalmente i culoni motorizzati possono parcheggiare dove gli pare e piace. Poi quando c’è il morto… Già, quando il motocoglione di turno finisce contro un tram, parlano di tram assassino.

Ma vaffanculo!

grover